SULLE PRESCRIZIONI E SULL’ANATOCISMO NEI RAPPORTI DI APERTURA DI CREDITO.
Scritto da Federico Lippi   
venerdì 20 dicembre 2013
Poche persone sanno che le Sentenze di Cassazione, anche a Sezioni Unite, n°.10692/2007, n°.23974/2010, n°.1842/2011, n°. 350/2013, nonché l’ultima n°.28222 del 18.12.2013, hanno stabilito in modo indiscutibile che, a fronte di un credito iniziale vantato da una Banca, qualora la stessa  non abbia dimostrato mediante il deposito in Giudizio degli estratti conto emessi fin dall’inizio del rapporto di Apertura di Credito, questo deve essere valutato come saldo iniziale ZERO.

La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato, ancor più esplicitamente, che è inammissibile l’assunto bancario che, essendo la Banca tenuta a tenere le scritture contabili fino a 10 anni prima, questa è esonerata dal tenere, e quindi autorizzata a distruggere, gli estratti conto più vecchi di 10 anni, dovendosi prendere per buone le dichiarazioni di funzionari circa la corrispondenza del certificato rilasciato alle scritture contabili.

In questo modo le Banche spesso riuscivano a scantonare dalla restituzione di interessi anatocistici applicati nei rapporti di Apertura di Credito, in violazione dell’art.1283 del Codice Civile.

La Cassazione, con le Sentenze suddette, chiarisce ancora una volta che le “scritture contabili della Banca” altro non sono che la dimostrazione, in caso di cessione di Azienda, del giro di affari della Banca stessa, ma noi potremmo dire che queste scritture dovrebbero servire anche ai controlli che la Guardia di Finanza usa espletare presso qualsiasi altro commerciante o altra impresa, per verificare le evasioni fiscali ed i falsi in bilancio delle Banche analizzate.

Ma  le Banche non sono ancora soddisfatte delle agevolazioni ottenute dal Legislatore che le esonerano da certi obblighi, e continuano imperterrite a lavorare per acquistare posizioni di favore, e quindi la Guardia di Finanza può andare a compiere controlli di routine per ogni altra impresa, mentre per le Banche ha necessità del mandato di un Giudice.

E’ comunque un dato di fatto che la Cassazione, anche a Sezioni Unite, ha stabilito che le Banche non possono distruggere alcun documento atto ad accantonare ogni dubbio sulla consistenza e formazione di un credito vantato in quanto l’onere della prova è a carico della Banca stessa.

Ma allora ci si domanda: come mai ci sono Giudici che sottoscrivono Decreti Ingiuntivi ai quali le Banche ricorrono, ove è indicato esclusivamente un conto generico di partite cumulate in uniche descrizioni, come “Capitale”, “Interessi”, “Spese varie” ed eventuali “Penali”?

Un Decreto Ingiuntivo dovrebbe essere autorizzato da un Giudice solo dopo che quest’ultimo abbia verificato o fatto verificare sua sponte d’ufficio la consistenza del credito vantato mediante l’analisi degli estratti conto che fanno prova, e non si capisce, data la posizione della Cassazione, perché non avvenga.

Bisogna andare in causa: in Primo Grado, in Appello ed in Cassazione, e spesso senza  avere la possibilità di sentirsi riconoscere i nostri diritti.

E’ per questo che la nostra Giustizia si ritrova intasata ed una Sentenza viene emessa dopo 5/10 anni?

Ultimo aggiornamento ( venerdì 20 dicembre 2013 )