Il vero progetto Europa.
Scritto da Federico Lippi   
marted́ 23 aprile 2013

Nel 1969 la CEE (Comunità Economica Europea), nata dai trattati di Roma il 25.3.1957 tra i 6 Stati Membri Belgio, Francia, Repubblica Federale di Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, incaricò il Prof. Pierre Werner, allora Ministro delle Finanze Lussemburghese, di costituire una Commissione di tecnici che studiasse un progetto atto alla costituzione della Moneta Unica Europea.

Con il Rapporto conclusivo (1970), Werner fissava un programma per giungere ad un sistema di cambi fissi, rapportati al cambio col dollaro, ed alla unificazione in dieci anni delle politiche monetarie di tutti i Paesi  membri costituenti l’assetto Europeo, imponendo a questi  il mantenimento di cambi stabili  entro una banda ristretta di fluttuazione tra le varie monete del +/- 2,25%, ovvero una banda allargata del +/- 6,00%, riservata a quegli Stati membri con difficoltà di sviluppo economico, ma  comunque, entro il 1990, fu dichiarato imperativo che tutte le monete sarebbero dovute rientrare nella banda ristretta del +/- 2,25%.

Solo col verificarsi di detta situazione si sarebbe potuto realizzare lo SME (Sistema Monetario Europeo), che avrebbe assicurato il coordinamento monetario, riconoscendo un ruolo egemone alla banca centrale del paese con la migliore stabilità monetaria per cui gli orientamenti di tutti gli altri paesi sarebbero stati determinati dalle scelte di politica monetaria del paese egemone.

Ma l’incapacità o la volontà di fermare i processi inflazionistici nei paesi

aderenti a tale progetto,  denominato “serpente monetario”, portò, nell’ordine, Gran Bretagna ed Irlanda (entrate all’inizio del 1972),  alla fine del 1972, Italia nel 1973 e Francia nel 1974 ad abbandonare l’esperimento, mentre rimasero nel pro- getto la Repubblica Federale di Germania,  Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi,  Danimarca, e tutti gli altri Paesi che entrarono alla spicciolata fino al 1979.

Nonostante tale defezione, i tentativi di cooperazione monetaria da parte di quelli che ufficialmente non abbandonarono il “serpentone”, non vennero meno e sfociarono, nel 1979, nella creazione dello SME con l’introduzione della moneta virtuale sperimentale  ECU (European Currency Unit = Unità Monetaria Europea) che, come previsto dal Piano Werner, era determinata dalla media dei cambi col dollaro di tutte le monete dei Paesi aderenti, variabile di giorno in giorno, creando una divergenza enorme di cambio tra le proprie monete e quelle dei Paesi usciti dal “serpentone” e non ancora entrate nello SME.

Alla Germania  fù riconosciuto il ruolo di Stato egemone, in quanto il Marco aveva sempre mantenuto un rapporto pressocché costante col dollaro mantenendosi sempre a 2 Marchi per ogni Dollaro, e rispettando quindi sempre il range di oscillazione della fascia ristretta del +/- 2,25%.

Quindi la Germania impose una politica monetaria che potesse assicurare una media pressocché costante dell’ECU a vantaggio delle monete più forti, mentre nulla fù fatto per condurre le monete più deboli alla parità con le altre, come previsto dal Progetto Werner, ed il risultato fù dirompente per  le monete dei Paesi usciti dal “serpentone”, come la Lira, che ne uscì frantumata rispetto al Franco Francese.

La creazione dell’ECU,  che si concluderà con l’avvento dell’Euro, ha costretto i Paesi, con le monete più deboli, e che definiremo “operai”, a trovarsi paragonata la propria moneta all’ECU invece che al Dollaro come fecero invece gli altri stati ricchi, che definiremo “dirigenti” e “funzionari”, creando una piramide burocratica precostituita dei Paesi forti.

In quest’ultima fase il limite di divergenza  tra una moneta europea e l’altra era stato portato dal +/- 6,00% previsto da Werner nei primi 10 anni, al +/- 75,00%, percentuale oltre la quale le banche centrali dovevano intervenire per riportare con fondi le monete che si trovavano agli estremi della divergenza ed, alla fine del 1993, calibra anche il limite di fluttuazione di ciascuna moneta dal +/- 2,25% al  +/- 15,00%, per cui il cambio del Marco poteva variare da 2,30 a 1,70 per l’acquisto di 1 dollaro, mentre quello delle  Lire, che  richiedeva oltre 1.232,30 per l’acquisto di 1 dollaro, non poteva quindi  andare al disopra di una divergenza di cambio di Lire 2.156,525 per  1 dollaro.

Ma attenzione: la stessa regola doveva essere applicata anche all’ECU per cui, se le monete forti raggiungevano valori relativamente elevati, le monete deboli, per mantenere l’ECU al livello prefissato, avrebbero dovuto perdere moltissimo di valore.

Ad  una analisi superficiale,  questo enorme aumento delle percentuali di divergenza e di fluttuazioni poteva apparire come una intenzione dello SME di venire incontro ai Paesi più deboli, ma questa manovra rivista con migliore attenzione, causava non più la equiparazione auspicata dal Werner, ma serviva per proporre ai nuovi arrivati di paragonare le loro monete, non più al dollaro ma all’ECU.

Nel passaggio all’Euro, vera moneta reale unica, della moneta sperimentale virtuale ECU, che, convivendo con tutte le monete dei Paesi aderenti all’Unione Europea, veniva usata esclusivamente nelle transazioni bancarie,  si operarono una serie di manipolazioni economico finanziarie, in cui i Paesi meno forti si trovarono indebitati in maniera macroscopica, con coinvolgimento della vita delle imprese piccole, medie ed alcune grandi,  causando impoverimento delle famiglie, perdite di lavoro ed autentici drammi, ormai all’ordine del giorno, che si concludono tutti in suicidi: veri “crimini contro l’Umanità”, per salvare le Banche che hanno gestito male i soldi dei correntisti e degli investitori, piccoli e grandi, ed i loro errori cercano di ri-metterli al pubblico mediante la vendita di titoli tossici che sono carta straccia.

Ciò avviene in Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, ed ora pure a Cipro, che stanno perdendo Prodotto Interno Lordo per mancanza di produzione e vieppiù elevato indebitamento, ottenendo un rapporto DEBITO / PIL che lievita in modo vergognoso.

 Sembra davvero impossibile ipotizzare che si siano scelte per caso o per errore politiche monetarie i cui risultati disastrosi per i Popoli dei Paesi più deboli erano facilmente prevedibili; tutto fa ipotizzare  un disegno molto antico e preciso a danno delle popolazioni dei Paesi costieri del Mediterraneo, mantenendo salve, se non spesso premiate, le fasce alte burocratiche e politiche, a totale vantaggio dei Paesi del Nord Europa, che invece cominciano a sentire i riflessi delle loro macchinazioni.

Una spiegazione ce la fornisce Amato, il più probabile Candidato Premier, come si evince da questo interes- santissimo articolo di “Imola Oggi EUROPA UE, NEWS” del 22.4.2013, che ritengo sia opportuno che tutti conoscano.

Si tratta della riproduzione di una intervista a Mickey Mouse, ovvero Giuliano Amato, che ci conferma con naturalezza i motivi per i quali  dovremmo rinunciare alla democrazia, alla libertà, al diritto al lavoro, nonché alla nostra dignità, per rimpinguare alcuni , e purtroppo non pochi, personaggi che non hanno mai lavorato, che sono parassiti della Società, che sono abituati a non prendersi responsabilità,  a disinteressarsi con menefreghismo della vita dei cittadini che hanno loro permesso di sedere sugli scranni, fiduciosi della realizzazione delle promesse che risultano invece parole al vento, di essere assenti abitualmente dal loro posto di lavoro, di fare inciuci, di  riempire le tasche proprie, di amici e parenti, di fruire di fringe benefits, di portare capitali in paradisi fiscali all’estero, d’imporci decisioni, costringendoci a  rinunciare noi alla nostra sovranità, e tutto alla faccia nostra!

da ImolaOggi EUROPA UE, NEWS apr 22, 2013

 

Giuliano Amato

22 apr – Giuliano Amato, uno degli architetti del trattato di Lisbona, ha ammesso che il pensiero dietro il Trattato è di riportare l’Europa al Medioevo, in una conferenza organizzata dalla Fondazione Walter Hallstein presso l’Università Humboldt di Berlino.

Amato è colui che nel 2005 fu incaricato di riconfezionare il fallito “Trattato Costituzionale” dopo i referendum francese e olandese. Alla testa di un gruppo di cosiddetti “saggi” finanziato dalla Fondazione Bosch e chiamato Action Committee for European Democracy, più noto come “Amato Group”, l’ex Premier italiano produsse il testo dell’odierno Trattato di Lisbona, che a parte qualche cambiamento cosmetico è essenzialmente uguale al trattato costituzionale. Numerosi membri del Gruppo Amato sono anche membri del neonato European Council on Foreign Relations fondato da George Soros.

Che cosa è il CFR, Council on Foreign Relations

Alla conferenza di Berlino, in risposta a Daniel Buchmann del Movimento Giovanile di LaRouche (LYM), che voleva sapere se Amato sia ancora favorevole ad un sistema medievale di diritto globale, come affermò in una famosa intervista a Barbara Spinelli, il “dottor sottile” ha affermato che l’umanità è vissuta senza stati nazionali per la maggior parte della sua storia, che le nazioni sono state inventate nel XVI secolo e hanno raggiunto l’apice nel XX, ma ora sono “sfidate da molte sfide” (sic). Amato dimentica che durante la maggior parte della sua storia, quando non c’erano le nazioni, la popolazione era trattata come le bestie da un’oligarchia che si considerava investita di autorità divina. L’Europa che dovrebbe emergere dal trattato di Lisbona non è un sostituto o un’alternativa allo stato nazionale, ha detto Amato, ma piuttosto “un ermafrodito” che possiede entrambi i componenti: la parte istituzionale al di sopra dello stato, e i cittadini (s’intende, “d’Europa” e non di specifiche nazioni) al di sotto.

Amato si è anche difeso dalle accuse di Buchmann e di un altro attivista del LYM, James Rea, che gli hanno rinfacciato di voler promuovere un disegno imperiale e quindi bellicoso. Gli imperi, ha sostenuto Amato, sono il portato di “dinastie nazionali” che lanciavano le loro nazioni in guerra l’una con l’altra. In realtà, gli intenti bellicosi li aveva malcelati Amato nella sua relazione, sottolineando la necessità di costruire una polizia anti-terrorismo europea e un esercito comune europeo.

In risposta ad un altro intervento di un attivista del LYM sulla crisi alimentare, Amato ha negato il ruolo centrale della speculazione, affermando che la crisi è dovuta all’aumento dei commensali sulla tavola mondiale.

Non sollecitato, Amato si è anche scagliato contro il ministro Tremonti, accusandolo di fomentare l’opinione pubblica contro un “nemico” (la speculazione) senza avere i mezzi per combatterlo. Ma egli stesso ha fatto riferimento agli articoli 81 e 82 dei trattati europei vigenti, mostrando di sapere che tali strumenti potenzialmente esistono.

Da vero sofista, Amato ha suggerito di non attaccare il No irlandese, ma di produrre idee per ratificare il trattato di Lisbona senza doverlo riscrivere o organizzare un altro referendum. Sulla stessa linea sofistica, ha caldeggiato l’idea di un “referendum europeo invece che dei referendum nazionali”, perché quest’ultimi tenderebbero a mischiare il malcontento nazionale con i temi europei. Spingendo questa tesi all’assurdo, Amato ha sostenuto che il No irlandese era in realtà un Sì all’Europa.

Fonte Movisol 22 luglio 2008


Ultimo aggiornamento ( venerd́ 26 aprile 2013 )