Anatocismo: Adusbef dice come 3,5 milioni di cittadini possono recuperare il maltolto
Scritto da Federico Lippi   
mercoledý 09 febbraio 2011
ANATOCISMO: DOPO ULTIMA SENTENZA CASSAZIONE CHE HA POSTO DEFINITIVA PIETRA TOMBALE SU ILLEGALITA’ BANCARIE, FIOCCANO RICHIESTE DI RIMBORSO DELL’ILLECITA CAPITALIZZAZIONE TRIMESTRALE. IN MENO DI DUE MESI ADUSBEF HA RICEVUTO 4.000 LETTERE INVIATE A BANCHE, DEI 40.000 MODULI DI RIMBORSO.

In una fase di gravissima crisi economica prodotta dall’avidità dei banchieri, che ha falcidiato milioni di posti di lavoro e portato al fallimento piccole e medie imprese, già usurate in Italia da costi altissimi dei conti correnti,tassi più elevati, condizioni più onerose,contratti capestro infarciti di commissione massimo scoperto e clausole illegali come “l’anatocismo bancario”, almeno 3,5 milioni di cittadini che hanno avuto prestiti e fidi dalle banche negli ultimi 50 anni,se hanno conservato l’estratto conto, possono finalmente attivare sacrosanta rivalsa nei Tribunali o davanti ai Giudici di Pace, con la certezza matematica di riavere indietro il maltolto.


Dopo l’ultima sentenza della Cassazione n. 24418 del 2/12/10 a Sezioni Unite, che ha posto la definitiva pietra tombale sulle diffuse illegalità bancarie in merito all’usura legalizzata denominata anatocismo (interessi capitalizzati trimestralmente),che ha respinto il ricorso della Banca Popolare Pugliese avverso la Sentenza n. 97 del 2009 emessa dalla Corte d'Appello di Lecce, relativamente ad una causa per la ripetizione di illegittime competenze bancarie avviata da un correntista salentino difeso dall’avv. Antonio Tanza legale e vice-presidente Adusbef, si consolidano definitivamente i principi favorevoli agli utenti dei servizi bancari vittime dell'anatocismo (interessi sugli interessi).
La Suprema Corte di Cassazione infatti, nell’assestare l’ultimo duro colpo agli istituti di credito, costretti ora a restituire agli utenti usurati decine di miliardi di euro, ha stabilito che la prescrizione del diritto del correntista a ottenere la restituzione delle somme, illegittimamente addebitate dalla banca sul conto corrente, scatta dalla chiusura del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto, riaffermando il divieto assoluto dell'anatocismo trimestrale e annuale. Il principio della prescrizione dei versamenti effettuati extrafido va effettuato solo su specifica e tipizzata contestazione della banca (al momento mai sollevata) e, comunque, solo sul saldo depurato dalle illegittime competenze bancarie, con conseguenze inesistenti sul piano pratico.
Dopo aver già affermato l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi, la Suprema Corte ha stabilito, infatti, che né la banca, né il giudice possono applicare una capitalizzazione con una diversa periodicità. In questo modo ha dichiarato illegittima anche la capitalizzazione annuale del servizio del credito, ovvero gli interessi.
In meno di due mesi dalla sentenza, sono arrivate per conoscenza all’Adusbef, oltre 4.000 lettere di richiesta che gli utenti usurati hanno inoltrato alla propria banca, dei circa 40.000 fac simili scaricati dal sito www.adusbef.it per ottenere,con certezza matematica,la restituzione dell’indebito quantificato da una apposita perizia, a conferma di una battaglia decennale condotta dall’associazione contro il sistema bancario ed una prassi illegale, vietata dall’art.1283 del Codice Civile, che inibiva la capitalizzazione trimestrale degli interessi praticati allegramente dalle banche.
Adusbef, nell’invitare i correntisti ad esercitare i propri sacrosanti diritti con la compilazione e la spedizione alla propria banca del fac-simile pubblicato sul sito www.adusbef.it. per riscattare così anni di angherie,di usi,abusi e soprusi quotidiani, ricorda agli utenti dei servizi bancari alcune semplici regole raccolte nel seguente vademecum al fine di poter operare, opporsi ed effettuare il recupero degli interessi illegittimi:


ANATOCISMO: ISTRUZIONI PER L’USO MESSO A PUNTO DALL’ADUSBEF
PER FAR RECUPERARE IL MALTOLTO A 3,5 MILIONI DI CITTADINI

1) Possono inoltrare domanda alla propria banca tutti i correntisti che, avendo avuto scoperture di conto corrente (conti con saldo negativo), hanno pagato interessi trimestrali alle banche;
2) Tale richiesta non riguarda gli utenti che hanno avuto mutui o prestiti, senza aver avuto scoperti di conto corrente;
3) In caso di decreto ingiuntivo ricevuto dalla banca l’utente può proporre opposizione allo stesso entro 40 giorni dalla notifica richiedendo in via riconvenzionale il rimborso degli interessi illegittimi;
4) Hanno diritto al ricalcolo sia le persone fisiche ( individui o ditte individuali : commercianti, artigiani, agricoltori, liberi professionisti ) che le persone giuridiche (società) e per queste ultime inoltrerà domanda il legale rappresentante;
5) È necessario conservare tutti gli estratti conto ricevuti dalla banca ed il contratto poiché la banca, in caso di smarrimento dei documenti,fornisce al correntista solo gli ultimi 10 anni della documentazione relativa al rapporto bancario. La documentazione completa è necessaria sia per avviare la causa e sia per ottenere somme più cospicue,in quanto più si torna indietro nel tempo con il ricalcolo e maggiori sono gli interessi da recuperare;
6) La domanda interrompe i termini prescrizionali che si compiono decorsi 10 anni dalla chiusura del conto corrente, essendo fondata la richiesta di ricalcolo fin dagli inizi del rapporto di conto corrente (dal 1942 in poi), trattandosi di rapporto continuativo (principio confermato dalla Cassazione SS.UU. n.21095 del 4.11.2004 e n. 24418 del 2.12.2010);
7) Se, con la richiesta di rimborso effettuata tramite lettera raccomandata,la banca non risponde entro 10 giorni o risponde negativamente, rivolgersi al Giudice di Pace per importi sino a €.5.000,00, altrimenti presentare domanda davanti al Tribunale competente;
8) La Banca non può porre in atto ritorsioni nei confronti di chi esercita tale diritto ma,se a fronte della richiesta di ricalcolo, qualche direttore dovesse imporre il rientro o minacciare azioni “punitive”,occorre inoltrare immediata denuncia all’Autorità Giudiziaria per tentata estorsione, oppure rivolgersi ai Legali Adusbef che si possono trovare sul sito alla voce:”SEDI”. Ricordiamo che le responsabilità penali sono personali (i dipendenti bancari non possono accampare, a giustificazione, il loro adeguamento a politiche aziendali). Eventuali azioni di ritorsione sono inoltre di particolare gravità se poste in essere nei confronti di chi che sta cercando di esercitare un diritto legittimo quale cliente,consumatore,utente e comunque nella veste di contraente più debole. Una recente sentenza del Tribunale di Lecce, Sezione di Campi Salentina, ha condannato il 2 dicembre 2010 l’ex Banca Intesa, a risarcire 50.000 euro ad un correntista, solo per danni morali, perché nell’esercitare questi diritti era stato segnalato alla Centrale Rischi di Bankitalia.
Se il Governo non avesse scippato la class action dalle mani dei consumatori e degli utenti, sarebbe agevole per i correntisti usurati,intentare una sacrosanta azione di risarcimento collettivo che smaltirebbe migliaia di cause pendenti nei Tribunali, da parte di almeno 3,5 milioni di correntisti usurati dall’illecita capitalizzazione degli interessi denominata anatocismo, che ha prodotto un indebito lucro alle banche per decine di miliardi di euro,procurando analoghi danni a consumatori e piccole e medie imprese,spesso portate al fallimento e che oggi, in virtù di una decennale, durissima battaglia condotta dall’Adusbef, potranno riscattare nei Tribunali condizioni di sudditanza ed illegalità diffuse.
Tuttavia i legali di Adusbef solleveranno nei Tribunali, in sede di ricorso sulle cause relative all’anatocismo, legittimità costituzionale della legge sulla class action, svuotata da governo e maggioranza e confezionata a misura di banchieri, per evitare i ricorsi collettivi sul gravissimo fenomeno del risparmio tradito,quali bond argentini,interessi usurari,Cirio e Parmalat.

31/01/2011