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Occhio agli evasori! PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
sabato 21 luglio 2007

Giorni  fa mi sono trovato a discutere con il tecnico tributarista di particolare esperienza e spessore , che da tempo arricchisce lo staff di lavoro che ho organizzato sul territorio nazionale, del prossimo congresso al quale doveva partecipare intervenendo sul  tema della evasione fiscale.

Inevitabilmente il discorso è caduto su ciò che fanno le Banche, che è per così dire, un mio vecchio pallino nato dalla esperienza sul campo di lavoro che mi permette di affermare  che...

la maggiore evasione proviene proprio  dal  Settore del Credito.

Per anni si è dirottata la attenzione della opinione pubblica sul facile episodio del bimbo che scappa prima di ricever lo scontrino per la caramella, “reato” per il quale si è giunti  persino a multare i genitori, mentre si ometteva di dare mandato alla Guardia di Finanza di appostarsi al di fuori delle Agenzie di credito per controllare se sui moduli delle operazioni che i clienti  effettuano  sia o meno indicato il costo della operazione comprensivo di IVA.

Da  decenni ormai il Settore del Credito ribadisce con fermezza il concetto  che esso “commercia  danaro”, e pertanto insiste nell’accaparrarsi di tutto ciò che, secondo la stessa ABI, appartiene  al  “Settore del Commercio”: dai così detti usi locali alle pretese  derivanti dalle  rilevazioni sul commercio delle  Camere di Commercio,  ritenendole addirittura “norme”.

Su  questi argomenti ci sarebbe molto da dire , e lo farò prossimamente, ma intanto  date per scontate le teorie del settore, e preso ormai atto del ripudio da parte  dei banchieri della antica ed effettiva loro funzione nella società, non si capisce e non è più accettabile come costoro, a differenza di quello che normalmente non è eludibile per gli altri commercianti, si permettano di evadere l’Iva, e comunque  di non pagare le tasse sugli introiti derivanti dalle dichiarate “spese” di tenuta conto, invio degli estratti conto, invio di pubblicità non richiesta.

Tutta corrispondenza  inviata  in abbonamento postale al costo di euro 0,41, ma addebitata al cliente ad euro 2,59. Un guadagno enorme!

 
Non solo, non contenti di questo assurdo ed immotivato privilegio, al momento di compilare i loro bilanci, defalcati di sofferenze, perdite di bilancio, apertura di nuove  “sedi leggere” (occasionali) ed altri accorgimenti, riescono a ridurre  indisturbati gli utili  al 10%, ed a  pagare di conseguenza le tasse solo su  questo 10% : tanto alle Fondazioni comunque giungerà il dovuto esentasse.

 

Da queste ed altre considerazioni, mi nasce l’idea di una serie di nuovi articoli “tecnici” su queste alchimie poco o nulla conosciute.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 21 luglio 2007 )
 
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 Grazie per l’attenzione. Cordialità.

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