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Giorni fa mi sono trovato a discutere con il tecnico tributarista di particolare esperienza e spessore , che da tempo arricchisce lo staff di lavoro che ho organizzato sul territorio nazionale, del prossimo congresso al quale doveva partecipare intervenendo sul tema della evasione fiscale.
Inevitabilmente il discorso è caduto su ciò che fanno le Banche, che è per così dire, un mio vecchio pallino nato dalla esperienza sul campo di lavoro che mi permette di affermare che...
la maggiore evasione proviene
proprio dal Settore del Credito.
Per anni si è dirottata la attenzione della opinione
pubblica sul facile episodio del bimbo che scappa prima di ricever lo scontrino
per la caramella, “reato” per il quale si è giunti persino a multare i genitori, mentre si ometteva
di dare mandato alla Guardia di Finanza di appostarsi al di fuori delle Agenzie
di credito per controllare se sui moduli delle operazioni che i clienti effettuano sia o meno indicato il costo della operazione
comprensivo di IVA.
Da decenni ormai il Settore del Credito
ribadisce con fermezza il concetto che
esso “commercia danaro”, e pertanto insiste nell’accaparrarsi
di tutto ciò che, secondo la stessa ABI, appartiene al
“Settore del Commercio”: dai così detti usi locali alle pretese derivanti dalle rilevazioni sul commercio delle Camere di Commercio, ritenendole addirittura “norme”.
Su questi argomenti
ci sarebbe molto da dire , e lo farò prossimamente, ma intanto date per scontate le teorie del settore, e
preso ormai atto del ripudio da parte
dei banchieri della antica ed effettiva loro funzione nella società, non
si capisce e non è più accettabile come costoro, a differenza di quello che normalmente
non è eludibile per gli altri commercianti, si permettano di evadere l’Iva, e
comunque di non pagare le tasse sugli
introiti derivanti dalle dichiarate “spese” di tenuta conto, invio degli
estratti conto, invio di pubblicità non richiesta.
Tutta corrispondenza inviata
in abbonamento postale al costo di euro 0,41, ma addebitata al cliente
ad euro 2,59. Un guadagno enorme!
Non solo, non contenti di questo assurdo ed immotivato
privilegio, al momento di compilare i loro bilanci, defalcati di sofferenze,
perdite di bilancio, apertura di nuove
“sedi leggere” (occasionali) ed altri accorgimenti, riescono a
ridurre indisturbati gli utili al 10%, ed a pagare di conseguenza le tasse solo su questo 10% : tanto alle Fondazioni comunque
giungerà il dovuto esentasse.
Da queste ed altre considerazioni, mi nasce l’idea di una
serie di nuovi articoli “tecnici” su queste alchimie poco o nulla conosciute.
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