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Sulla cartolarizzazione dei crediti (L.130/99) - Parte I PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
martedì 19 giugno 2007

Nella normativa vigente è stata introdotta la Legge 30.4.1999 n. 130 in ordine alle  “Disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti” perché, come troppo spesso accade in materia bancaria, c’è chi, per propri interessi, diretti o indiretti, scimmiotta superficialmente Paesi stranieri, che certamente non possono in certi casi rappresentare quegli eccezionali modelli in campo legislativo, quando noi abbiamo l’intramontabile diritto Romano, padre di tutte le normative invidiate e ricalcate nel mondo civile.

Tanta la fama di detto Diritto, perché basato sulla equità reale,altrettanto i tentativi da parte dei furbetti della società italiana, non certo astuti, che da anni, cercano di cancellarlo dalla storia, per permettere la formazione indiscriminata di trust e cartelli che assumano così sempre più forma di potere, in contrapposizione al potere democratico dello Stato, a danno dei cittadini, vessandolo ed imponendo loro norme capestro del tutto illegittimamente, ma comunque imperative.

Infatti detti “furbetti”,  probabilmente alla faccia del legislatore, già si erano preparati la strada con l’emissione della Legge 21.2.1991 n. 52, definita “Disciplina della cessione dei crediti di impresa”, tramite la quale si aprirono il varco per la applicazione anche in Italia del progetto americano della  SECURITIZATION.

Come nasce la cartolarizzazione dei crediti

Nasce dal termine inglese SECURITIZATION, con cui si chiama un processo finanziario di spostamento dei portafogli degli investitori, dai fondi affidati agli intermediari bancari (principalmente depositi a risparmio) ai titoli emessi direttamente dalle imprese (ovvero azioni e obbligazioni, cioè titoli di borsa), e che deriva dalla parola security che, in termine legale significa garante, mentre in termine finanziario, obbligazione, titolo, valore, vale a dire in parole povere, indicherebbe quel processo necessario per rendere garantite le obbligazioni ed i titoli in genere, ovverosia ciò che avviene con i promotori finanziari validi quando vogliamo investire i nostri risparmi, i quali sono coperti da assicurazione contro il rischio di loro valutazione.

Le operazioni di SECURITIZATION, invece, vengono realizzate per trasferire il rischio, relativo agli "asset" (ovvero beni patrimoniali) ceduti ad altri soggetti, ed il trasferimento è completo quando:

  • la cessione avviene “pro soluto”;
  • vi è assenza di garanzia sui titoli da parte del cedente;
  • non vi sono rapporti di appartenenza tra cedente e ceduto;
  • viene evitato il riacquisto dei titoli da parte del cedente;

cioè esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe essere, a completo danno sia dei debitori  ceduti che degli investitori, mentre i soggetti intermedi, ben remunerati e soddisfatti, si chiamano fuori da ogni onere o bega.

Altro aspetto importante è la segregazione degli “asset” che è stata realizzata attraverso FONDI COMUNI e SOCIETA’ SPECIALIZZATE.

La italianizzazione del termine è “sicuratizzazione” o cartolarizzazione (vocaboli creati appositamente per raggiungere certi scopi), e questo processo è il risultato del  combinato effetto delle DEREGULATIONS promosse dalla Amministrazione Reagan, colte dal settore bancario di molti altri Paesi, anche Europei, a cominciare dalla Francia che, nel comprendervi un più diretto coinvolgimenti del MERCATO DEI TITOLI rispetto al CREDITO BANCARIO nel finanziamento della attività produttiva e di investimento, si è tradotto in pratica in una evoluzione di quello che in italia già avevamo legiferato come negozio di CESSIONE DEI CREDITI, di cui parleremo dopo, solo che l’acquirente i crediti  paga il venditore con capitali approvvigionati allo scopo mediante l’emissione di titoli obbligazionari.

In Francia ed in Spagna è stata  realizzata attraverso i Fondi comuni di investimento, da noi attraverso le SOCIETA’ SPECIALIZZATE che assumono la natura di TRUST.

Noi in Italia avevamo già qualcosa di simile, che era il Credito Fondiario, per la concessione del quale l’istituto erogante emetteva, per approvvigionarsi del denaro necessario per finanziare le così dette Cartelle Fondiarie che piccoli risparmiatori acquistavano, e poi negli anni 50/60 si sono trovati di fronte a  carta straccia, mai recuperata!

E’ un dato di fatto che l’evolversi del processo è stato attentamente seguito dalle Autorità monetarie che hanno concluso che in esso emergono effetti collaterali preoccupanti, tali da condurre alla perdita di controllo dei flussi monetari nazionali ed internazionali, nonché effetti di sovra intermediazione finanziaria che rallentano lo sviluppo reale e l’occupazione dei Paesi, in quanto si è automaticamente presto tradotta, nei paesi europei, così detti latini, in una forma di accaparramento dei debitori, e non di debiti, da vessare e perseguitare ex lege, ovvero da condizionare.

Chiaramente il nostro SETTORE DEL CREDITO, ormai affermato potere economico (e non smetteremo mai di rammentare che ha assunto tale caratteristica grazie ai nostri depositi, che  davamo, diamo, e daremo ad esso in custodia – volenti, o nolenti, ex lege - , che ha potuto utilizzarli, farli fruttare e guadagnarci sopra, senza chiedere permessi di sorta ai legittimi proprietari, fino ad arrivare a rubarceli con investimenti sbagliati, e truffe le più disparate), non ha potuto fare a meno di cogliere pure questa “chance”, anche per poter, nel contempo, manipolare meglio i propri bilanci, come è sempre possibile dimostrare.

Così nasce in Italia  la  cartolarizzazione (per detto potere, una parola vale un’altra , purché sia più comoda per lasciare le porte aperte  a successive correzioni di tiro) dei crediti, che diventa una mera compravendita, tra intermediari bancari e non bancari, di crediti da esse vantati realmente o meno, che ammontano con sicurezza al valore nominale dichiarato all’acquirente ed ex lege diventano Titoli a tutti gli effetti, giacché l’acquirente, per realizzare tale operazione, deve effettuare l’emissione di titoli da riversare sul mercato, che investitori grandi e piccoli a loro volta acquistano, il che si traduce in una remissione indiretta di operazioni di credito in sofferenza ovvero scoperte, prima della stipulazione del contratto, come sbagliate o poco remunerative.

Ma, mentre i patti negoziali di concessione di crediti sono documentati dai contratti, ciò che non è documentato (e lo vediamo in tante cause sull’argomento) è la reale esposizione del debitore, che il creditore tende sempre, e con gli inghippi più disparati (variabilità del tasso a piacere anche temporale; variazioni insindacabili di spese mai dimostrate; lucri di valuta ingiustificati; commissioni di ogni tipo, da quelle vecchie, a cui si amplia il campo di applicazione, a quelle nuove; addebiti che, a fronte di sentenze avverse, cambiano magicamente termine per poterle, non solo ancora applicare, ma anche in via del tutto autonoma, aumentare di entità; applicazione di tutte le forme di anatocismo, vietato dalla legge; giochi opportuni di  ANTERGAZIONI e POSTERGAZIONI; ecc.) a gonfiare  a dismisura,  per alcuni precisi motivi irrinunciabili per il Settore del Credito e l’ABI.

E noi riteniamo che entrambe le leggi debbano essere definite incostituzionali perché violano gli art. 3 (uguaglianza di tutti i cittadini per dignità sociale e di fronte alla legge: secondo noi persone fisiche o giuridiche non fanno differenza) e art. 15 (inviolabilità della segretezza di ogni forma di comunicazione, la cui limitazione  può avvenire soltanto per atto motivato della autorità giudiziaria) della Costituzione Italiana, oltre che violano i diritti derivanti dal Codice Civile, dalla legge sulla Privacy e sulla trasparenza bancaria.

Continua... 

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 24 febbraio 2009 )
 
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