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E’ fatto preoccupante che la criminalità informatica a danno degli utenti dei servizi bancari sia in aumento.
Il Phishing , termine che viene usato ad indicare lo scippo di grandi o piccole somme grazie alla clonazione di Bancomat, Carte di Credito, Conti on line viene sempre più spesso segnalato a questa Delegazione. Capita che utenti incolpevoli vengano depredati dei risparmi di una vita, senza essere assolutamente risarciti dalla Banca , e questo nonostante le ingenti somme ricavate dagli Istituti di Credito dalla gestione di questi servizi che, è sotto gli occhi di tutti, si sta rivelando costosa e malsicura.
Siamo arrivati all’assurdo che alcune Banche pretendono che il
cliente si assicuri per gli eventuali danni che potrebbero loro
derivare da un cattivo controllo da parte dello stesso dei dati e dei
codici, e che detta Assicurazione, ovviamente, avvenga presso Istituto
facente parte dello stesso "circuito bancario" dell’Istituto che presta
il servizio. Non vi è dubbio che sia il phisher che il pharmer, possono
e debbono esser perseguiti in base alla legge sulla Privacy. L’ Art. 122 D.lgs n. 196/2003 impedisce di utilizzare "(...)
la rete di comunicazione elettronica per accedere ad informazioni
archiviate nell’apparecchio terminale di abbonato o utente, per
archiviare informazioni o monitorare le operazioni dell’utente".
Quindi anche i contenuti dei Server delle Banche dovrebbero esse
sottratti alle incursioni del phisher, che se scoperto sarà
responsabile dei danni patrimoniali e non patrimoniali causati per
illecito trattamento dei dati personali, carpiti senza il consenso del
malcapitato.
A questo punto vien da sé, ed è evidente che le
Banche sono corresponsabili, in ogni caso, esse sono depositarie di
dati personali e l’articolo 31 del codice recita che ogni titolare di
un trattamento dei dati personali DEVE custodire e controllare
i dati in modo da "ridurre al minimo il rischio" di accessi non
autorizzati agli stessi. E tale custodia e controllo debbono svolgersi
in modo da essere “commisurati” alle conoscenze e all'evoluzione del
progresso tecnico.
Ora non ci sembra proprio che tale cura sia stata fin qui usata per le Casse Automatiche, il cui servizio ammonta a ben 15 euro al mese ed oltre
(più commissioni per operazione ), e pertanto appare ravvisabile la
responsabilità delle Banche stesse. Ciò vale anche per quanto attiene
alla gestione dei conti on line.Stiamo assistendo ad episodi di Pharming
che evidenziano la mancata sorveglianza nei confronti del sito della
Banca: vediamo Poste, Banca Intesa, IWBank, vittime di clonazione dei
siti, ci arrivano notizie di utenti depredati e di Banche che non
vogliono assumersi le responsabilità di dimostrare di aver posto in
essere tutte le misure note per evitare la clonazione. Ma
addirittura in alcuni casi gli utenti lamentano una presunta negligenza della Banca, una volta avvertita della truffa, a fermare il prosciugamento del conto.
Certo
sono evidenti le responsabilità di natura civilistica, ma non mancano,
e dovranno essere approfonditi, risvolti di natura penale.
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