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Sistema delle Riscossione Tributi trasparente ed equo: in Italia siamo ancora in alto mare
Scritto da Federico Lippi
sabato 10 aprile 2010
Delle disfunzioniinsite nel sistema della riscossione dei tributi da parte dello Stato,
se ne è scritto e non solo in questo sito, le Associazioni degli
utenti/consumatori sono letteralmente assediate da lettere e telefonate di
cittadini disperati.
Spessissimo veniamo a conoscenza di casi umani e di
comportamenti delleagenzie di
riscossione chehanno dell'assurdo:
certe risposte, certi comportamenti sembrano davvero ricordare il cappellaio
matto di Alice. Purtroppo però non siamo in una favola, bensì di fronte alla
nuda realtà di un modo dicondurre il
lavorodi esazione davvero singolare. In
questi giorni abbiamo avuto due notizie che riporto in seguito
che sembrano fare sperare che qualcosa si smuova, in realtà la ampiezza
del fenomeno che noi tocchiamo con mano, meriterebbe ben maggiore attenzione e
necessiterebbe di una revisione vera, completa e ponderata, in modo da rendere
la esazione dei tributi degna di uno Stato moderno e non solo trasparente, ma
che non ammetta che vi sia una sproporzione abissale trasoggetti: da una parte enti forti quale l' Ente riscossore ed Ente impositore e dall'altra
il cittadino comune debole e quasi sempre soccombente. La casistica ormai è davvero allarmante, sembra davvero incredibile che tardino prese di coscienza e provvedimenti che non siano i noti pannicelli caldi, buoni solo per un titolo sul giornale o una paginetta web da esibire sul sito della Agenzia.
Veniamo alla cronaca dall'Ansa e ad un articolo da Repubblica
(ANSA) - MILANO, 8 APR - La Gdf di Milano ha arrestato con l'accusa di
concussione, questa mattina nel milanese, un giudice tributario e un consulente
tecnico. Lavoravano nella commissione tributaria regionale Lazio e avrebbero
proposto alla Gebetz di Frosinone, che aveva fatto ricorso contro un
accertamento fiscale, una sentenza favorevole, in cambio di una tangente di 40
mila euro. La societa' ha sporto denuncia alla magistratura. Oggi sono scattati
gli arresti.
Riporto da Repubblica un articolo di di ROBERTO MANIA e FABIO TONACCI
cheespongono la saga di Tributi
ItaliaAgenzia di riscossione delle
imposte locali , società mista pubblico/privato , da tempo oggetto di esposti e
lagnanze, come per altro avvieneverso
altre e note agenzie similari, comeEquitalia e le sue società
Così le tasse vengono
pagate e poi finiscono nei conti sbagliati
TASSE RUBATE. Tasse privatizzate. Tasse evaporate. Almeno 90
milioni di euro - ma forse molti di più - di tasse
pagate dai cittadini e mai versate nelle casse dei rispettivi Comuni. Tosap,
Tarsu, Cosap, Ici, multe. Soldi finiti nel conto corrente sbagliato. È lo
scandalo delle tasse rubate o - se volete - dei
"furbetti delle tasse". Oppure, ancora meglio: è lo scandalo annunciato
di "Tributi Italia", società privata per la riscossione delle imposte
locali, nata a Chiavari e cresciuta in fretta in tutta Italia, a nord e a sud,
al centro e nelle isole. Ecco: la bolla delle tasse, dopo quella immobiliare.
D'altra parte Giuseppe Saggese, cinquantenne tarantino, figlio di magistrato,
che di questa storia è il protagonista essendo il fondatore e poi il dominus di
"Tributi Italia", costretto a tirare i fili da dietro le quinte per
via dei due arresti (nel 2001 e nel 2009), le tasse le chiama
"piastrelle". Piastrelle con le quali costruire pezzo dopo pezzo il
proprio patrimonio.
Oggi centinaia di piccoli Comuni sparsi lungo la Penisola sono sull'orlo
della bancarotta o soffrono per il buco nel loro bilancio. Ci sono Pomezia con
un ammanco di quasi 22 milioni, Aprilia (20 milioni), Nettuno (3,2 milioni),
Augusta (quasi 5 milioni), Bergamo (2,2 milioni), Fasano (quasi 2 milioni) e
poi tanti, tanti, altri. I servizi, quelli per cui i cittadini pagano le tasse,
spesso sono stati azzerati. Sono saltati oltre mille posti di lavoro. Solo
qualche decina di dipendenti di "Tributi Italia" è rimasta a sbrigare
le pratiche ancora necessarie, i collaboratori e consulenti sono stati
licenziati, gli altri dipendenti sono in cassa integrazione. E lì resteranno
dopo essere da mesi anche senza stipendio. "Tributi Italia", che
raccoglieva le tasse per circa 400 Comuni, sta fallendo o è già tecnicamente
fallita. Ha chiesto di poter accedere al concordato preventivo previsto della
legge Marzano, la versione italica del "Chapter 11" americano. Il
governo ha approvato una norma (sta nel decreto incentivi) per salvare la
superholding delle tasse. Che adesso è in una sorta di stand by: prima
cancellata per inadempienze dall'albo dei riscossori, quindi in attesa della
decisione di merito del Consiglio di Stato, dopo la sospensiva ordinata dal Tar
del Lazio. Impervi sentieri giudiziari che difficilmente cambieranno l'epilogo
di questo scandalo. Il Tribunale di Roma deciderà prossimamente sull'ammissione
della società al concordato preventivo. La Procura di Velletri si sta preparando a chiedere
il rinvio a giudizio dei vertici della società con l'accusa di peculato. E le
altre tredici inchieste aperte proseguiranno. Ma come è potuto accadere il
furto delle tasse? È anche colpa degli amministratori? Chi doveva controllare?
Chi restituirà i soldi ai Comuni e dunque i servizi ai cittadini?
Il modello Aprilia
Le tasse, per fortuna, non possono avere padrone. Ma qui siamo davanti a una
fittissima ragnatela di interessi, tutti privati e mai pubblici. Ci sono
amministratori inadeguati e ambiziosi. Ci sono affaristi travestiti da
imprenditori con tante fidejussioni fasulle. Ci sono i controllori che non
controllano o controllati che sono anche i controllori. Qualche volta pure i
revisori dei conti sono abusivi. Non mancano, come sempre, le scatole cinesi.
Ci sono scambi palesi e altri nell'ombra. Ci sono assunzioni clientelari,
società miste pubblico-privato per nulla trasparenti e degne di un posto in
prima fila nella degenerazione del non già edificante capitalismo municipale.
Ci sono protezioni. Inspiegabili silenzi, colpevoli disattenzioni. Ci sono
generali della Guardia di finanza in pensione che diventano consulenti proprio
di "Tributi Italia". E ci sono soprattutto 14 Procure della
Repubblica che indagano dopo i 135 esposti presentati dalle amministrazioni
locali.
Questa storia può cominciare ad Aprilia, provincia di Latina. Siamo nell'agro
pontino, 40 chilometri
da Roma. E circa 70 mila abitanti fregati. "Tributi Italia" dovrebbe
consegnare al Comune 20 milioni e passa di euro. È scoppiata una guerra
giudiziaria. La società e gli ex amministratori hanno vinto un paio di round,
incassando pure dopo dieci anni una sentenza di assoluzione dal tribunale di
Latina. Ma non è finita. Sulle pareti scrostate del corridoio che porta
all'ufficio del sindaco sono appese le foto in bianco e nero che raccontano
l'origine di Aprilia: 25 aprile 1936 il Duce in sella a un trattore segna il
perimetro della città. Ma in questa cittadina triste e disordinata, un po'
agricola, un po' industriale grazie alla vecchia Cassa per il Mezzogiorno, un
tempo terra di immigrati veneti ed emiliani e ora di nordafricani e asiatici,
il sindaco è un socialista, come di quelli che non ce ne sono più. Un socialista.
Domenico D'Alessio è prossimo a compiere 62 anni. Figlio di un pastore
abruzzese arrivato da queste parti durante una transumanza, è diventato sindaco
meno di un anno fa quasi per un moto di rivolta popolare: contro lo scandalo
delle tasse sottratte. Si è presentato con quattro liste civiche e ha battuto,
umiliandole, la destra e la sinistra. Ma, d'altra parte, il suo voto, dai
banchi dell'opposizione, in quella riunione notturna del 19 marzo 1999 del
consiglio comunale, fu uno dei due no all'affidamento all'Aser (società mista)
del servizio di accertamento e riscossione dei tributi locali. Erano le tre di
notte, presenti 14 consiglieri comunali su 30. Fu l'inizio della scalata,
perché Aser è una delle controllate di "Tributi Italia" che, nata
come Publiconsult nel 1986, si trasforma in San Giorgio nel 2004, e poi va
all'assalto delle piccole concorrenti del business delle tasse e compra Gestor,
Ausonia, Rtl e Ipe per diventare "Tributi Italia" nel 2008. Il
"modulo di gioco" non cambia praticamente mai. Compresi, forse, i
favolosi soggiorni di amministratori e consiglieri lungo la riviera di Levante
in comodissimi yacht, dei quali si favoleggia tra gli apriliani arrabbiati.
Società miste
Lo schema adottato ad Aprilia, infatti, si replica dovunque. "Tributi
Italia" riesce a prendersi direttamente o attraverso una società mista
pubblico privata, di cui possiede il 49 per cento, il servizio della
riscossione. Nei consigli di amministrazione, però, la maggioranza va ai
privati così da assicurargli il governo della società. Alla quale va un aggio
stratosferico: fino al 30 per cento di quanto incassato. Aggio che, in alcuni
casi, arriva al 75 per cento sugli accertamenti dell'evasione. Cartelle pazze?
Chi può escluderlo. Le gare d'appalto (quando ci sono) sono ritagliate sulle
caratteristiche della società mista di turno. Così, per impedire la concorrenza
delle banche, all'attività di accertamento e riscossione dei tributi si
affianca quella della manutenzione del verde pubblico. L'agguerrito assessore
al Bilancio e alle Finanze di Aprilia, Antonio Chiusolo, subito dopo
l'insediamento, ha scoperto, oltre al buco in bilancio, che le due palme
impiantate a qualche chilometro dal municipio erano costate agli apriliani
cinque milioni di euro, essendosi esaurita lì la cura per il verde offerta
dall'Aser. Ma Chiusolo ha scoperto anche altre cose. Per esempio che le
fidejussioni a garanzia delle prestazioni di "Tributi Italia" erano
state emesse l'una dall'"Italica" di Cassino, destinata a fallire da
lì a poco e con il proprietario indagato per truffa in un'inchiesta calabrese;
l'altra da "Fingeneral" per nulla intenzionata a intervenire per via
dell'insolvenza di "Tributi Italia". Insomma, polizze carta straccia.
E quando Chiusolo si recò a Roma alla "Fingeneral" in Via di Porta
Pinciana nei pressi di Via Veneto - dove, tra l'altro, al secondo
piano del 146 c'è anche la sede legale di "Tributi Italia"
- si trovò davanti tal Fabio Calì, amministratore della finanziaria,
arrestato nel 2007 per una truffa da 93 milioni ai danni della Banca di Roma.
Fidejussioni inesistenti e revisori dei conti non iscritti all'albo, ma messi
addirittura a presiedere l'organo di controllo. Anche questo lo hanno scoperto
il sindaco e il suo assessore: "Ortori Elio, nato a Massa il 23 luglio
1960, non risulta essere mai stato iscritto nel Registro dei Revisori
Contabili", ha comunicato ai due amministratori l'ordine nazionale dei
commercialisti.
Assunzioni e poteri
Ma dove sono finiti i soldi che hanno provocato una voragine nei conti di così
tanti municipi? Chi sa dove sono?
Giuseppe Travaglini, quarantacinquenne,
marchigiano, sostituto procuratore della Repubblica a Velletri, ha ricostruito
il percorso seguito dalle tasse del vicino comune di Nettuno, delineando così
il "sistema Saggese".
L'ipotesi è che ci sia un "Conto
padre" nel quale arrivano tutte le tasse provenienti dai vari Comuni.
Dal
"Conto padre", poi, si dipanerebbero i conti affluenti, i "conti
figli", lasciati costantemente a zero.
Da qui i soldi dei cittadini
finirebbero nelle tesorerie dei Comuni, in ogni caso con un guadagno derivante
dalla maturazione degli interessi bancari. Ma poi c'è il gran miscuglio: le
tasse di Alghero che finiscono a Forlì, le multe di Nettuno usate per
finanziare il verde pubblico di Bari e via dicendo. Spesso -
secondo l'ipotesi dei pm - le tasse sono servite a Saggese per
ripianare parte dei debiti con le banche.
Così sarebbe stata possibile la
crescita tumultuosa di "Tributi Italia": diventare la prima società privata
della riscossione con oltre 230 milioni di fatturato nel 2008 e circa 1,8
milioni di utili prima delle imposte.
Una crescita anche di potere nel rapporto
con i politici locali, i partiti, le consorterie, gli amministratori. Aver in
mano i cordoni della borsa, poterli aprire e poterli chiudere, significa avere
il potere, o almeno un pezzo del potere.
Può significare, per esempio, poter
giocare al tavolo delle assunzioni clientelari, anche di parenti di consiglieri
comunali, come si dice a Nettuno e pure a Bari. Dunque può significare
l'ammissione al banchetto degli scambi territoriali, che è poi la sede
autentica dove prende forma il potere o l'intreccio di poteri. Ed è anche in
forza di questo protagonismo, decisamente politico, che "Tributi
Italia" denuncia di avere un credito nei confronti di tutti i Comuni
intorno ai 142 milioni di euro, pur ammettendo di essere in una fase di
"tensione finanziaria". Perché il "sistema Saggese" si
inceppa per colpa della crisi: manca all'appello l'Ici, aumentano gli evasori e
l'accertamento diventa più dispendioso.
Sei milioni di parcelle
E il Palazzo? Dove stavano i potenti di Roma mentre le tasse locali se ne
andavano in direzioni anomale?
Possibile che nessuno se ne sia accorto? Ci sono
due deputati del Pd, Ludovico Vico, ex sindacalista della Cgil pugliese, e Rita
Bernardini, esponente del Partito radicale, che hanno presentato più di una
interrogazione ma senza mai risposte da parte del governo.
Due deputati
sommersi dalle richieste di sostegno da parte dei sindaci di tutta Italia, che
non hanno esitato a denunciare la "corruttela" del sistema.
Probabilmente anche il colpo decisivo per la cancellazione di "Tributi
Italia" dall'albo dei riscossori è arrivato dal Parlamento.
Lontano dai
riflettori, la
Commissione Finanze della Camera ha indagato a fondo sul caso
"Tributi Italia". Si scoprono tante cose leggendo il resoconto dei
lavori nella Commissione, come, d'altra parte, i verbali delle riunioni, tenute
al ministero dell'Economia e delle Finanze, della Commissione che gestisce
l'albo dei riscossori.
Per esempio, si scopre di come sia stato tortuoso il
cammino per la cancellazione dall'albo.
E si scopre che l'Anci, l'associazione
dei Comuni, non è sempre stata presente alle riunioni dell'Anacap
(l'associazione di categoria dei riscossori). E perché tra i componenti di
quest'ultima, che ha voce in capitolo sulla cancellazione, c'è Pietro Di
Benedetto che fa l'avvocato e difende proprio "Tributi Italia"?
Quest'ultima, a sua volta, ha speso non meno di 6 milioni di euro per pagare i
suoi consulenti legali.
Tasse dei cittadini? E poi: controllati che
controllano? Non resta che dare l'ultima lettura al teutonico codice etico
della holding delle tasse, quello che ciascun dipendente ora in cassa
integrazione aveva per anni scrupolosamente osservato: "Tributi Italia
crede fermamente che l'onestà sia una componente fondamentale di ogni
comportamento etico e la lealtà è essenziale per costruire relazioni d'affari
solide e durature". Sì, c'è scritto proprio così.
Quesiti dei Giudici e ricalcolo degli interessi- Posizione anomala di alcuni CTU
Quando il Giudice dispone il ricalcolo degli interessi
passivi applicando la capitalizzazione semplice degli interessi, si intende che
debba applicarsi la capitalizzazione annuale o nessun tipo di capitalizzazione?