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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930: 

Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite però, come si è visto, da allora -  che sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali, i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.

(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic

In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità, fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.

Federico Lippi

Mala sanità e totale perdita di etica professionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
mercoledì 20 agosto 2008


Oggi, 19.8.2008, mentre ero a fare la fila alla cassa di un supermercato in  Santa Marinella, località balneare del Lazio per chi non lo sapesse, sono stato testimone di una telefonata ovviamente potendo ascoltare un solo interlocutore, che mi ha lasciato esterrefatto, anche  perché si comprendeva perfettamente l’incredibile ed illuminante significato del dialogo.

Un signore moro e mingherlino, riceve appunto una telefonata al cellulare che  cerco di riportare al meglio.

-         “Ciao, che c’è?.....

-         Risposta……

-         Come non ce ne sono più, come sarebbe a dire che il fornitore dei pace-makers ha chiuso per ferragosto! E poi non ce ne sono più di quelli vecchi?”

-         R…..

-         “ Senti , io sto a Santa Marinella, non posso proprio venire, mi aspettano in barca, se non cogliamo questa occasione di mare buono, poi non partiamo più (!). Mi spiace.

-         R……

-         “ Ma scusa, perché non gli metti due by pass, che è la stessa cosa

-         R…

-         “ Ma dai, che ci vuole, sei in grado di metterli ormai

-         R…

-         … Mbe’.. se è un amico….

-         R…..

-         Senti,ora sento i miei e vedo se posso venire, certo che da Santa Marinella non è una passeggiata.. e ripeto sei in grado di farlo anche tu, e pensa anche all’ Ospedale che ci guadagna di più….

-         R…..

-         Va bè.. ora vedo quello che posso fare, ti richiamo, certo che è indecente che il fornitore sia chiuso.. Va bè, ci risentiamo

 

Non  so se questo dialogo  sia da ritenersi accettabile. So che se è vergognoso che il fornitore sia chiuso, certo mi sembra più vergognoso che un Ospedale non abbia una fornitura di Pace-.maker per i casi improvvisi. E altrettanto allarmante è l’accenno ad una eventuale applicazione di  “quelli vecchi”

 So che mette i brividi un simile  parlare e fare da parte di un chirurgo.

 Mi risulta che il Pace-maker sia una macchinetta elettrica che pompa al cuore una ben precisa quantità di sangue a pressione predeterminata, mentre il bay-pass è una applicazione alla arteria ostruita e non liberabile, che sostituisce il passaggio di sangue mediante una vena prelevata dallo stesso individuo, generalmente da una gamba, allo scopo di superare la ostruzione.

Ora, pur non essendo un medico e tantomeno un cardiochirurgo, ritengo che i due tipi di interventi non siano affatto interpretabili come alternativi tra loro, e tutto quanto ascoltato  mi fa pensare che qualcosa non vada non solo  nella sanità in genere, ma anche nella percezione che gli operatori del settore hanno del loro dovere, della etica professionale.

Non mi piace essere fiscale, ( atteggiamento che odio, fondamentalmente e da sempre io privilegio in un professionista la elasticità sia mentale che operativa), ma sono anche convinto che i professionisti dediti alla salute del prossimo debbano esser coscienti e consapevoli del dovere  di essere sempre reperibili in ogni istante della giornata, sia essa lavorativa che prefestiva o festiva, ovvero in alternativa ci si debba  preoccupare in anticipo con  di sostituirli con seri professionisti, rispettosi della etica e forniti di capacità professionale, e non come sempre più spesso avviene, con giovani ed inesperti praticanti lasciati allo sbando.

Sappiamo tutti credo come  i giovani chirurghi e i cardiochirurghi a maggior ragione pur se dotati, abbiano necessità di osservare i chirurghi di professione  a lungo e poi di operare , sempre a lungo , sotto la supervisione di un chirurgo esperto, questa prassi non la si può ignorare sotto la spinta della vacanzella e del “mare buono”: si gioca con la vita delle persone, mica “pizza e fichi”

Allora , come tollerare che  certi  medici, come quello che ho avuto la ventura di ascoltare io, pretendano di usufruire del privilegio di ottimi stipendi da ospedaliero cui cumulare normalmente costose visite in nero, senza ottemperare al giuramento ( se ancora esiste ed ha senso, di Ippocrate) e senza nemmeno curarsi di attenersi ad un minimo di etica e correttezza professionali?

Anche costoro, non dimentichiamolo, vivono di danaro pubblico, e mostrano tropo spesso di fregarsene, parlando chiaramente. Anche costoro ormai costituiscono niente altro che una  delle tante corporazioni, in teoria vietate dalle leggi, ma nella realtà ben asserragliate nella società e vestite da Associazioni, Fondazioni, baronie, Sindacati che li coprono solleciti, il tutto in un trionfo di raccomandazioni di amici degli amici, cordate  e poteri, ma si da il caso che nella sanità poi  la gente muore!

Vogliamo deciderci infine a metterci una mano sulla coscienza e rivedere il nostro modo di vivere, di rapportarci ai nostri doveri, badare a quel che facciamo ed a cosa provoca quel che facciamo  o non facciamo sul prossimo?

Non è che per caso  corrisponde al vero l’impressione immediata che ci sia quasi un ordine di scuderia per ridurre nei fatti il numero di anziani, considerati solo un peso, mentre si promuove lo svecchiamento del Paese ricorrendo alla figliolanza degli immigrati, continuando a lasciare i nostri giovani inoccupati ?

Ci vogliamo render conto che certi tempi son finiti, che ormai tutti ed a tutti i livelli, ci dobbiamo rimboccare le maniche e se riteniamo che certi lavori siano ormai troppo gravosi per noi o  se sentiamo che abbiamo bisogno di più tempo libero è meglio farsi da parte, rinunciare a quei privilegi ed emolumenti  cui non possiamo o vogliamo fare corrispondere il giusto impegno,  lasciando libero il posto a chi lo merita ed è in grado di dedicargli il tempo che ci vuole.

Non scorderò mai la fine del marito di una mia carissima collega, argomento che trattai allora anche  sul mensile “ Risparmio e futuro” di Adusbef.  , morì all’Ospedale Oftalmico di Roma, ove era andato per  una normale visita oculistica, perché gli misero una quantità di atropina negli occhi tale, da causargli un arresto cardiaco

Un tale modo sempre più  in uso di vivere e di non considerare il nostro prossimo con il rispetto che merita, rimanda  al film “Il pianeta delle scimmie”; un attimo di consapevolezza , un ritorno al viver umano, sarebbe  finalmente auspicabile.

Federico Lippi 

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 20 agosto 2008 )
 
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