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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930: 

Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite però, come si è visto, da allora -  che sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali, i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.

(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic

In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità, fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.

Federico Lippi

CRIF, l’uomo nero degli utenti dei Servizi Bancari:non funziona PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
venerdì 08 agosto 2008

Da oltre 10 anni ho trattato l’argomento CRIF Centrale Rischi Finanziari, un  duplicato dell’allora ancora esistente CRIBIT Centrale dei Rischi Finanziari della Banca d’Italia.

Tale archivio è stato il prodotto dell’ABI da quando un mio ex collega dell’IMI, socialista  Demartiniano, lasciò l’Istituto per diventare un elevato grado dell’ABI.

Con questo personaggio, anche egli come me al Servizio legale, lui nella Segreteria Consulenza Legale, ed io nella Segreteria Insoluti ( recupero dei crediti), mi impattai più di una volta perché aveva preso l’abitudine di sproloquiare circa la obsolescenza della CRIBIT che invece rappresentava per noi un ottimo archivio, in quanto permetteva di limitare non solo il rischio per l’Istituto nel prestare i soldi dello Stato, ma permetteva di limitare altresì il rischio del debitore che, secondo legge, non poteva impegnarsi per rimborsi superiori al quinto del suo reddito annuo, fosse questo persona fisica o giuridica.

E questa centrale era notevole, in quanto forniva ogni necessaria informazione sulla esposizione del cliente, indicando l’importo originariamente prestato, la data del rogito,l’ammontare delle rate e la loro periodicità, la data di scadenza iniziale e  finale del rimborso, e ciascuna singola operazione di credito, con i medesimi dati ed i relativi Istituti che avevano concesso i prestiti.

 

Inoltre indicava se esistessero morosità e la loro misura, all’epoca in lire, ed il residuo debito in linea di capitale ancora da rimborsare; se erano state presentate altre richieste di credito ed il relativo esito e la capacità finanziaria del cliente: era cioè un vero e proprio termometro.

Erano anche indicati in sigle lo stato attuale del mercato relativo alla attività svolta dal cliente, il limite raggiunto nell’indebitamento, ma mai una di queste note riguardava la valutazione della persona o la composizione della sua famiglia o il complessivo reddito familiare o che valore immobiliare possedesse esso o i suoi congiunti.

Altra caratteristica principale ed essenziale era che tutti i dati, relativi ai propri clienti, le banche e gli Istituti di credito vari  dovevano comunicarli ed aggiornarli alla Banca d’Italia, all’epoca esclusivamente Ente statale. TRIMESTRALMENTE, e qualsiasi arretrato o debito residuo entro le 500.000 £ prima dell’85, e oltre  £ 1.000.000 dopo l’85, non veniva neppure preso in considerazione dalla Banca Centrale perché considerati dati non significativi, in quanto rappresentavano 1/5 di stipendi medio-alti su base Istat.

Altra caratteristica importante era che, in caso di morosità, queste venivano cancellate dopo tre mesi dalla loro sistemazione, ma oltre i sette ritardati pagamenti consecutivi veniva indicata una  “R” che significava “recidivante”, il che autorizzava l’Istituto a procedere ad una verifica  presso le aziende, di tipo contabile –amministrativo, ed a prendere informazioni in loco, grazie alla elevata professionalità degli addetti interni all’Istituto.

Il  Settore del Credito in questo modo, non solo  si trovava limitato a non impegnare più di tanto la propria clientela, ma si trovava a sua volta ad essere trimestralmente vigilato da Banca d’Italia nelle operazioni effettuate, lo status delle stesse e fondamentalmente gli oneri che venivano applicati, per cui più di tanto il settore non poteva  muoversi,  garantendo in tale modo l’equilibrio economico e finanziario del Paese.

A distanza di oltre 10 anni sono riuscito finalmente ad avere da un nostro associato la copia di una “certificazione del CRIF”: ahimè! Letteralmente un pianto!

Qui di seguito riporto testualmente (  perché  anche dalla sbiaditezza della stampa si arriva ad evincere che il grande CRIF non   ha sufficiente danaro per cambiare le cartucce delle stampanti!)

RICHIEDENTE                                                                                   XXXXXXX

DATI CONTRATTUALI E CONTABILI

AGGIORNATI AL:                                                                              28.02.2006

ENTE PARTECIPANTE:                                                                      YYYYY BANK

TIPO DI RAPPORTO DI CREDITO                                                      PRESTITO FINALIZZATO

FASE DEL RAPPORTO:                                                                     ESTINTO

DATA INIZIO DEL RAPPORTO:                                                         24.03.2001

DATA FINE DEL RAPPORTO:                                                            28.02.2006

PERIODICITA’ DEI RIMBORSI                                                          MENSILE

NUMERO TOTALE RATE                                                                  30

IMPORTO RATA MENSILIZZATA                                                       85

IMPORTO RATA IN SCADENZA                                                          0

NUMERO RATE RESIDUE                                                                  0

IMPORTO SCADUTO IN EURO                                                          0

STATO ATTUALE DEL RAPPORTO                                                      P

 

INFORMAZIONI COMPLESSIVE SULL’INTERO RAPPORTO DI CREDITO:

NUMERO MASSIMO DI RATE CON RITARDO : PIU’ DI  8

PEGGIOR STATO DEL RAPPORTO                       P

PRESENTI RITARDI NON REGOLARIZZATI ALLA DATA DI ULTIMO AGGIORNAMENTO

 

Questo bel certificato il cliente rischia di trovarselo sul groppone per 10 anni,  ed è fornito  all’interessato solo secondo una procedura ben precisa, con la richiesta, come risulta dall’allegato, addirittura di un contributo non indifferente di Euro 7,00, in quanto evidentemente  non sono sufficienti le partecipazioni di tutto il Settore del Credito, delle Industrie, delle Grosse Imprese di Commercio, di Fornitori, di Promotori Finanziari e commerciali, delle Finanziarie non bancarie, ecc..

Ed ora analizziamo la grande opera.

Da tale certificato si legge all’istante ed in modo superficiale, subito la “ P”, per cui se mi hai chiesto credito io non te lo do, e non te lo darò mai, finchè quella P non sparirà dal CRIF in ordien al tuo nominativo. E questo è il metodo che si evince essere normalmente seguito.

Se invece io, da persona seria ed attenta mi dessi la pena di studiarlo cercando di vagliare il rischio, mi accorgerei che in questo certificato esistono una marea di INCONGRUENZE da fare vergognare qualsiasi lavoratore del settore che utilizzi  un minimo di  “ normale diligenza”.

La data di inizio del rapporto del 24.03. 2001 coincide, con ogni probabilità, con la data di concessione del prestito, giacchè la data di firma del  modulo per la richiesta del prestito ( quindi neppure il modulo contrattuale vero e proprio), è del 20.03.2001, dal quale documento si  desume che la prima rata andrà a scadere il 15.05.2001, per cui,  un valutatore terzo,  purche’vi ponga attenzione, percepirà per logica che la prima rata scadrà invece dopo un mese dall’inizio del rapporto, cioè al 24.04.2001 e quindi, dopo trenta rate, la scadenza finale coinciderà con il 24.09.03, invece che con il 15.10.03.

Ma se è certificato che la data di “fine rapporto”  è il 28.02.2006, il rapporto si sarebbe dovuto chiudere con ben 29 mesi di ritardo, cioè dopo 2 anni e 5 mesi: ma allora come fanno ad essere stati ritardati i pagamenti di “solo più di 8 rate”? Possibile che la macchina riconosca solo questo limite di 8 e non sappia dire quante rate sono state pagate in ritardo?

Una siffatta lettura farebbe ipotizzare che il Cliente abbia pagato solo la prima rata e nulla altro, e che la Banca irresponsabilmente sia rimasta inerte per 29 +29=58 mesi ( pari a 4 anni e 10 mesi), non solo rischiando di non rivedere più i suoi soldi , ma permettendo altrettanto di ipotizzare che, a seguito  di  azioni intraprese dalla banca nei confronti del cliente, sia poi rientrata solo in parte di quanto da essa preteso, dopo un periodo di lite ed a seguito di una sentenza: ma è possibile che il cliente non sia mai stato coinvolto in causa, non ne sia mai venuto a conoscenza, non sia mai stato sollecitato, come per appunto è accaduto al caso di specie? E comunque , nei fatti, chi poi avrebbe pagato al suo posto, visto che alla fase del rapporto troviamo scritto che esso è ESTINTO?

 

E che il rapporto sia estinto è confermato dal fatto che non esistono rate in scadenza, che l’importo del debito residuo è uguale a ZERO, che l’importo scaduto è ZERO e che sia le rate scadute che quelle a scadere sono ZERO.

Ma la frase sibillina che completa il tutto è: “ sono presenti ritardi non regolarizzati alla data di ultimo aggiornamento”!

Questa ultima è la affermazione più grave : perché può significare che a seguito di transazione o di parziale accoglimento della domanda di ingiunzione  un  Giudice abbia emesso una ordinanza che non ha soddisfatto tutte le aspettative della banca, ponendo il settore del credito in una zona di abuso nei confronti della Giustizia, a livello dello stampo mafioso; sarebbe quasi a dire che la Banca è al di sopra di ogni sospetto come istituzione di potere economico e pertanto ciò che essa dice è sacrosanto e va rispettato da tutti, anche dai Giudici.

Ma se così fosse,  allora sì che il Paese sarebbe ormai totalmente irrecuperabile.

Mi auguro che il nostro presidente Elio Lannutti riesca ad aiutarci in tale senso: Il CRIBIT va assolutamente ripristinato come  era prima e basta con tutti questi archivi ( CRIF, CTC. EXPERIAN, e chi sa quanti altri ancora), creati da privati a somiglianza del primo, provocando il totale sgretolamento del motore, costituito da ogni settore generale del lavoro, dipendente ed autonomo, pubblico e privato, industriale e commerciale, turistico ed artistico che avevano fatto del Paese Italia una delle nazioni più importanti del  Mediterraneo.

Originale della lettera inviata da CRIF S.p.A.

Testo integrale dell'interpellanza al Senato di Elio LANNUTTI

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 agosto 2008 )
 
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