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Da oltre 10 anni ho trattato l’argomento CRIF Centrale
Rischi Finanziari, un duplicato
dell’allora ancora esistente CRIBIT Centrale dei Rischi Finanziari della Banca
d’Italia.
Tale archivio è stato il prodotto dell’ABI da quando un mio
ex collega dell’IMI, socialista
Demartiniano, lasciò l’Istituto per diventare un elevato grado dell’ABI.
Con questo personaggio, anche egli come me al Servizio
legale, lui nella Segreteria Consulenza Legale, ed io nella Segreteria Insoluti
( recupero dei crediti), mi impattai più di una volta perché aveva preso
l’abitudine di sproloquiare circa la obsolescenza della CRIBIT che invece
rappresentava per noi un ottimo archivio, in quanto permetteva di limitare non
solo il rischio per l’Istituto nel prestare i soldi dello Stato, ma permetteva
di limitare altresì il rischio del debitore che, secondo legge, non poteva
impegnarsi per rimborsi superiori al quinto del suo reddito annuo, fosse questo
persona fisica o giuridica.
E questa centrale era notevole, in quanto forniva ogni
necessaria informazione sulla esposizione del cliente, indicando l’importo
originariamente prestato, la data del rogito,l’ammontare delle rate e la loro
periodicità, la data di scadenza iniziale e finale del rimborso, e ciascuna singola
operazione di credito, con i medesimi dati ed i relativi Istituti che avevano
concesso i prestiti.
Inoltre indicava se esistessero morosità e la loro misura,
all’epoca in lire, ed il residuo debito in linea di capitale ancora da
rimborsare; se erano state presentate altre richieste di credito ed il relativo
esito e la capacità finanziaria del cliente: era cioè un vero e proprio
termometro.
Erano anche indicati in sigle lo stato attuale del mercato
relativo alla attività svolta dal cliente, il limite raggiunto
nell’indebitamento, ma mai una di queste note riguardava la valutazione della
persona o la composizione della sua famiglia o il complessivo reddito familiare
o che valore immobiliare possedesse esso o i suoi congiunti.
Altra caratteristica principale ed essenziale era che tutti
i dati, relativi ai propri clienti, le banche e gli Istituti di credito vari dovevano comunicarli ed aggiornarli alla Banca
d’Italia, all’epoca esclusivamente Ente statale. TRIMESTRALMENTE, e qualsiasi
arretrato o debito residuo entro le 500.000 £ prima dell’85, e oltre £ 1.000.000 dopo l’85, non veniva neppure
preso in considerazione dalla Banca Centrale perché considerati dati non
significativi, in quanto rappresentavano 1/5 di stipendi medio-alti su base
Istat.
Altra caratteristica importante era che, in caso di
morosità, queste venivano cancellate dopo tre mesi dalla loro sistemazione, ma
oltre i sette ritardati pagamenti consecutivi veniva indicata una “R” che significava “recidivante”, il che
autorizzava l’Istituto a procedere ad una verifica presso le aziende, di tipo contabile
–amministrativo, ed a prendere informazioni in loco, grazie alla elevata
professionalità degli addetti interni all’Istituto.
Il Settore del Credito
in questo modo, non solo si trovava
limitato a non impegnare più di tanto la propria clientela, ma si trovava a sua
volta ad essere trimestralmente vigilato da Banca d’Italia nelle operazioni
effettuate, lo status delle stesse e fondamentalmente gli oneri che venivano
applicati, per cui più di tanto il settore non poteva muoversi,
garantendo in tale modo l’equilibrio economico e finanziario del Paese.
A distanza di oltre 10 anni sono riuscito finalmente ad
avere da un nostro associato la copia di una “certificazione del CRIF”: ahimè! Letteralmente un pianto!
Qui di seguito riporto testualmente ( perché
anche dalla sbiaditezza della stampa si arriva ad evincere che il grande
CRIF non ha sufficiente danaro per cambiare le cartucce
delle stampanti!)
RICHIEDENTE
XXXXXXX
DATI CONTRATTUALI E CONTABILI
AGGIORNATI AL:
28.02.2006
ENTE PARTECIPANTE: YYYYY
BANK
TIPO DI RAPPORTO DI CREDITO PRESTITO FINALIZZATO
FASE DEL RAPPORTO:
ESTINTO
DATA INIZIO DEL RAPPORTO:
24.03.2001
DATA FINE DEL RAPPORTO:
28.02.2006
PERIODICITA’ DEI RIMBORSI MENSILE
NUMERO TOTALE RATE
30
IMPORTO RATA MENSILIZZATA
85
IMPORTO RATA IN SCADENZA 0
NUMERO RATE RESIDUE
0
IMPORTO SCADUTO IN EURO
0
STATO ATTUALE DEL RAPPORTO P
INFORMAZIONI COMPLESSIVE SULL’INTERO RAPPORTO DI CREDITO:
NUMERO MASSIMO DI RATE CON RITARDO : PIU’ DI 8
PEGGIOR STATO DEL RAPPORTO P
PRESENTI RITARDI NON REGOLARIZZATI ALLA DATA DI ULTIMO
AGGIORNAMENTO
Questo bel certificato il cliente rischia di trovarselo sul
groppone per 10 anni, ed è fornito all’interessato solo secondo una procedura
ben precisa, con la richiesta, come risulta dall’allegato, addirittura di un
contributo non indifferente di Euro 7,00, in quanto evidentemente non sono sufficienti le partecipazioni di
tutto il Settore del Credito, delle Industrie, delle Grosse Imprese di
Commercio, di Fornitori, di Promotori Finanziari e commerciali, delle
Finanziarie non bancarie, ecc..
Ed ora analizziamo la grande opera.
Da tale certificato si legge all’istante ed in modo
superficiale, subito la “ P”, per cui se mi hai chiesto credito io non te lo
do, e non te lo darò mai, finchè quella P non sparirà dal CRIF in ordien al tuo
nominativo. E questo è il metodo che si evince essere normalmente seguito.
Se invece io, da persona seria ed attenta mi dessi la pena
di studiarlo cercando di vagliare il rischio, mi accorgerei che in questo
certificato esistono una marea di INCONGRUENZE da fare vergognare qualsiasi lavoratore
del settore che utilizzi un minimo
di “ normale diligenza”.
La data di inizio del rapporto del 24.03. 2001 coincide, con
ogni probabilità, con la data di concessione del prestito, giacchè la data di
firma del modulo per la richiesta del
prestito ( quindi neppure il modulo contrattuale vero e proprio), è del
20.03.2001, dal quale documento si
desume che la prima rata andrà a scadere il 15.05.2001, per cui, un valutatore terzo, purche’vi ponga attenzione, percepirà per
logica che la prima rata scadrà invece dopo un mese dall’inizio del rapporto,
cioè al 24.04.2001 e quindi, dopo trenta rate, la scadenza finale coinciderà
con il 24.09.03, invece che con il 15.10.03.
Ma se è certificato che la data di “fine rapporto” è il 28.02.2006, il rapporto si sarebbe dovuto
chiudere con ben 29 mesi di ritardo, cioè dopo 2 anni e 5 mesi: ma allora come
fanno ad essere stati ritardati i pagamenti di “solo più di 8 rate”? Possibile
che la macchina riconosca solo questo limite di 8 e non sappia dire quante rate
sono state pagate in ritardo?
Una siffatta lettura farebbe ipotizzare che il Cliente abbia
pagato solo la prima rata e nulla altro, e che la Banca irresponsabilmente sia
rimasta inerte per 29 +29=58 mesi ( pari a 4 anni e 10 mesi), non solo
rischiando di non rivedere più i suoi soldi , ma permettendo altrettanto di
ipotizzare che, a seguito di azioni intraprese dalla banca nei confronti
del cliente, sia poi rientrata solo in parte di quanto da essa preteso, dopo un
periodo di lite ed a seguito di una sentenza: ma è possibile che il cliente non
sia mai stato coinvolto in causa, non ne sia mai venuto a conoscenza, non sia
mai stato sollecitato, come per appunto è accaduto al caso di specie? E
comunque , nei fatti, chi poi avrebbe pagato al suo posto, visto che alla fase
del rapporto troviamo scritto che esso è ESTINTO?
E che il rapporto sia estinto è confermato dal fatto che non
esistono rate in scadenza, che l’importo del debito residuo è uguale a ZERO,
che l’importo scaduto è ZERO e che sia le rate scadute che quelle a scadere sono
ZERO.
Ma la frase sibillina che completa il tutto è: “ sono
presenti ritardi non regolarizzati alla data di ultimo aggiornamento”!
Questa ultima è la affermazione più grave : perché può
significare che a seguito di transazione o di parziale accoglimento della
domanda di ingiunzione un Giudice abbia emesso una ordinanza che non ha
soddisfatto tutte le aspettative della banca, ponendo il settore del credito in
una zona di abuso nei confronti della Giustizia, a livello dello stampo
mafioso; sarebbe quasi a dire che la
Banca è al di sopra di ogni sospetto come istituzione di
potere economico e pertanto ciò che essa dice è sacrosanto e va rispettato da
tutti, anche dai Giudici.
Ma se così fosse,
allora sì che il Paese sarebbe ormai totalmente irrecuperabile.
Mi auguro che il nostro presidente Elio Lannutti riesca ad
aiutarci in tale senso: Il CRIBIT va assolutamente ripristinato come era prima e basta con tutti questi archivi (
CRIF, CTC. EXPERIAN, e chi sa quanti altri ancora), creati da privati a
somiglianza del primo, provocando il totale sgretolamento del motore,
costituito da ogni settore generale del lavoro, dipendente ed autonomo,
pubblico e privato, industriale e commerciale, turistico ed artistico che
avevano fatto del Paese Italia una delle nazioni più importanti del Mediterraneo.
Originale della lettera inviata da CRIF S.p.A.
Testo integrale dell'interpellanza al Senato di Elio LANNUTTI
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