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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un
rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un
intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930:
Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né
troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite
però, come si è visto, da allora - che
sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la
banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre
migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali,
i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di
grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle
stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere
alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.
(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic
In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio
di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità,
fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.
Federico Lippi
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Quella finanza viziata che ora vede il futuro |
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Scritto da Federico Lippi
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lunedì 28 luglio 2008 |
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Dal blog di Nicola Porro
http://blog.ilgiornale.it/porro
Forse l’immagine che meglio sdrammatizza questo mondo di catastrofisti
in limousine è quella che abbiamo rubato (e ce ne scusiamo
anticipatamente) a Sergio Marchionne, il numero uno della Fiat. Che di
catastrofi se ne intende davvero: quando prese il gruppo
automobilistico nel 2004 era sull’orlo del precipizio, con una famiglia
decimata dai lutti e lo scetticismo che lo circondava.
«Ho l’impressione - confidava il numero uno della Fiat ad un ristretto
gruppo di collaboratori - che i banchieri siano come Fonzie. Sì, quello
di Happy days che si sforza senza successo di dire la parola “scusa”.
Ma proprio non ci riesce. Ebbene, i banchieri non riescono a dire la
parola “perdita”. Ciò che per noi industriali fa parte della vita, del
business, insomma può accadere, per un banchiere è impossibile,
inimmaginabile».
Ecco. Il mondo che va solo in una direzione. Sempre e solo più su,
senza pause. Per carità non scambiateci per i «declinisti ontologici»,
per coloro che predicono un futuro a passo di gambero, che credono in
una crescita negativa (ma come diavolo potrà mai una crescita essere
negativa?), per i teorici della morte del Pil (quel numeretto il cui
vigore freudianamente sembra dettarci l’umore quotidiano).
Siamo, al contrario, degli ottimisti, per
taluni talmente allocchi da confidare nella mano invisibile di Smith:
sentiamo il progresso come condizione della vita. Anzi, non possiamo
immaginare un mondo senza sviluppo. Ma, e qui sta il punto di
Marchionne, non siamo neanche tra coloro che si sono dimenticati che
l’economia e la finanza sono l’intreccio delle decisioni, delle
passioni e degli interessi di miliardi di individui, e come tali
possono subire delle pause.
Scusateci per la banalità di uno slogan che per la sua aridità fa
venire i brividi a chi lo pronuncia, ma tocca ricordarlo: i cicli
economici esistono. L’economia ha momenti di crescita e discese. Un
raffreddore dell’economia si cura, magari con l’aspirina, talvolta con
un antibiotico, ma si cura. La disposizione psicologica per cui un
malato immagina e predice la propria malattia come terminale, aiuta a
renderla tale. O, più modestamente, non contribuisce a guarirla.
Ecco perché Marchionne ci piace: un «venditore di auto» sa che prima o
poi dovrà affrontare un calo o una stagnazione dei consumi.
E si attrezza. Un «venditore di quattrini»
invece pensa che il suo business sia destinato sempre e comunque al
successo. E quando i risultati non arrivano entra in panico. Il
declinismo, il pessimismo diventa così la sublimazione della finanza,
utilizza i suoi schemi mentali, le sue presunzioni onnipotenti. E
quando il mercato gira, diventa apodittico. Il pessimista cerca, senza
prove, ma con molte suggestioni, di allargare al sistema, al mondo,
alla storia, alle circostanze le ragioni del proprio personalissimo
insuccesso.
http://blog.ilgiornale.it/porro
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La Posta |
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Quesiti dei Giudici e ricalcolo degli interessi- Posizione anomala di alcuni CTU |
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Quando il Giudice dispone il ricalcolo degli interessi
passivi applicando la capitalizzazione semplice degli interessi, si intende che
debba applicarsi la capitalizzazione annuale o nessun tipo di capitalizzazione?
Grazie per l’attenzione.
Cordialità.
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La Posta |
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Quesiti dei Giudici e ricalcolo degli interessi- Posizione anomala di alcuni CTU |
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Quando il Giudice dispone il ricalcolo degli interessi
passivi applicando la capitalizzazione semplice degli interessi, si intende che
debba applicarsi la capitalizzazione annuale o nessun tipo di capitalizzazione?
Grazie per l’attenzione.
Cordialità.
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