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Proprio in concomitanza con le passate elezioni politiche il
Paese sembra essersi spaccato fra coloro che aprirebbero le porte in maniera
incondizionata a tutti quanti, purché siano stranieri e i nuovi puristi della
cultura italiana.
Si passa, dunque, con una gran facilità da discorsi riguardo
all’utilità del soggetto immigrato, fino all’indignazione di molte famiglie
italiane che si vedono soffiare (vero o falso che sia) le case popolari da
qualche cittadino straniero (sia che ci si riferisca a modalità di occupazione
legale, sia che si parli di occupazione illegale).
Da destra e da sinistra si “strumentalizzano” alcune
religioni in maniera indecorosa, le quali facilmente si prestano all’uopo: da
un lato si punta il dito contro il cittadino straniero, in quanto reo di
attentare alla cultura e alla cristianità del Paese. Dall’altra abbiamo scene
di isteria nel tentativo effettivo di erodere la propria cultura, ma facendo
incolpare persone appartenenti ad altri credi religiosi.
In poche parole, gli extracomunitari e i comunitari vengono
bellamente usati sia da parte di una fazione che da parte dell’altra.
Innanzitutto abbiamo una evidente tendenza all’
“appiattimento”, verso l’alto o verso il basso poco conta. Si continua a
definire come “extracomunitario”, cioè esterno alla Comunità Economica Europea,
anche i cittadini Romeni, Bulgari ed addirittura Polacchi!
In secondo luogo, i ben pensanti e buoni samaritani
dell’ultima ora, i quali tanto strillano nelle tribune politiche televisive,
continuano a ripeterlo senza ritegno e completamente incoscienti del retro
pensiero tipicamente “colonialista” delle loro stesse parole: “Gli stranieri ci
servono! Sono utili al Paese e lo mandano avanti in quanto fanno lavori che i
nostri italiani non farebbero più! Oltretutto fanno figli e l’Italia necessita
di un ricambio generazionale!”.
Questi lavori che tanto si vanno citando e che “gli italiani
non farebbero più”, non sono tanto mansioni, quanto quelle stesse situazioni e
condizioni lavorative contro cui i nostri Sindacati hanno sempre tentato di
remare contro: ovvero assunzioni “in nero”; orari di lavoro che superano le 8
ore giornaliere; ferie e malattie non riconosciute e non retribuite; nessuna
sicurezza sul posto di lavoro (che si ricollega al primo punto per ovvi
motivi). Un esempio su tutti è la
Toscana, nota regione politicamente corretta, la quale assume
molto volentieri operai di origine Cinese, non solo nella zona di Prato, ma
anche in quella di Massa e di Carrara: 10 ore giornaliere di lavoro prettamente
“in nero”, con tutto quello che comporta di diritti non riconosciuti, il tutto
per spaccare il marmo nelle cave.
Dire che gli stranieri sono utili poiché possano essere
impiegati in lavori che gli italiani non fanno più equivale prima di tutto a
dire una bugia (la maggior parte dei cittadini nati in Italia non è di certo
impegnata in mestieri di élite) e, poi, significa considerare queste persone
come meri schiavi, da sfruttare in condizioni di lavoro contro ogni legge per
il semplice torna conto di imprese ed industrie.
Non solo a “destra”, ma anche a “sinistra” la spinta è
quella di far credere che ciò che interessa alle persone straniere è solo di
appropriarsi del nostro Bel Paese, distruggendo ed annullando le nostre
tradizioni. E allora sia gli uni che gli altri ci dicono che togliere le
immagini sacre o non installare un Presepio è un atto di rispetto nei confronti
di altri credi religiosi; eppure spesso e volentieri si tratta di gentilezze poco
utili e, soprattutto, mai richieste. Questo è un banalissimo tentativo di
gettare fumo negli occhi e di dare il cosiddetto “contentino”: far finta di
essere rispettosi, per poi negare diritti più importanti. Il riferimento è, per
esempio, al riconoscimento dei titoli di studio provenienti da altri Paesi.
Gli stranieri comunitari e non che spesso arrivano in Italia
hanno conseguito un ciclo di studio simile se non identico al nostro, sia nella
durata che nelle materie apprese. Eppure ancora adesso abbiamo laureati in
medicina che si vedono negato il riconoscimento anche solo dell’esame di
Anatomia (per citare qualcosa di universale!) e magari sono proprio cittadini
comunitari. Guarda caso queste persone si trovano costrette ad iscriversi ex
novo nelle nostre università. E se non ne fossero in grado, per questioni di
tempo o di denaro, non c’è alcun problema: per loro c’è già pronto uno
splendido lavoro irregolare.
Gli ultimi provvedimenti, poi, se visti facendo un passo
indietro, nell’insieme della visuale, non fanno altro che confermare una
ipotesi colonialista (ma “al contrario”: invece di andare a rapire gli schiavi
si fa in modo, con false promesse, che questi vengano attirati nella loro
futura prigione): se fino a poco tempo fa si spingeva per l’accettazione
dell’immigrato in quanto unica figura che potesse andare a raccogliere pomodori
oppure a dedicarsi alla mansione di operaio, adesso il trend è cambiato
sfociando nello slogan “pro-badante”. E allora via, con l’ennesima portata di
prosciutto da apporre sugli occhi. Dopo aver ostentato un atteggiamento
positivo nei confronti di questi schiavi del millennio, dopo essere passati,
poi, nel ripudio di questi lavoratori, proponendoceli come degli impositori di
nuove regole, ora siamo nell’era filosofica della beatificazione delle badanti
in quanto si prendono cura dei nostri anziani.
Probabilmente, siccome di queste figure professionali, per
assurdo, necessitano proprio le famiglie che non riescono ad arrivare a fine
mese, in quanto entrambi i coniugi sono obbligati a lavorare a tempo pieno
(come ammette anche Massimo Paci), ecco che, volenti o nolenti si finirà
nuovamente con il benedire l’assunzione “in nero”.
Per quanto riguarda, infine, la ancor più meschina analogia
che vede l’immigrato come una sorta di “fattrice”, pare che si stia in procinto
di fare una clamorosa smentita: nonostante i cittadini stranieri sembra che
procreino maggiormente di quelli italiani, pare che questa natalità aggiunta
non sia minimamente sufficiente a risolvere il problema. Forse la motivazione
sta semplicemente nel fatto che, una volta che questi cittadini fanno il loro
ingresso in Italia, si trovano nella stessa situazione di tutti, ovvero quella
di non essere in grado di poter mantenere una famiglia.
C’è poi qualcosa di interessante e che non viene molto
sbandierato: molti stranieri, in particolar modo dell’area nord Africana,
arrivano nel nostro Paese proprio per poter usufruire della fecondazione
assistita o magari in quanto sperano in una diagnosi prenatale. Con questo terminiamo
il quadro di delusione di un Paese e delle sue Istituzioni che mentono sapendo
di mentire, guidate da da una classe politica che sembra avere come scopo
ultimo solo quello di generare tensioni intestine. E non sono direttamente i
mass media che tentano di creare questa situazione di squilibri, bensì lo Stato
stesso.
Francesca Lippi
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