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Draghi esonerato dalla trasparenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
giovedì 22 maggio 2008

Nell'Ottobre 2007 Mario Draghi aveva detto, durante una lezione a Torino, che "Occorre che il reddito torni a crescere in modo stabile". È evidente che in quel momento si stesse riferendo alla sua situazione reddituale, decisamente scarsina...  Il "povero" Draghi, infatti dichiara unicamente un imponibile  da fabbricati di 162 euro, di cui, ovviamente, ha pagato delle tasse proporzionate di 24 euro (io lo avrei esentato...).

Si è fatto tanto rumore in riferimento alle entrate dei singoli cittadini con il discorso della pubblicazione dei redditi online, si è urlato allo scandalo perché alcuni personaggi di spicco dichiaravano tanti soldi, eppure questa notizia che il Governatore della Banca di Italia dichiari così poco non sembra interessare più di tanto: il tutto tende a rimanere in sordina, ne parla L'Espresso, ne parla Dagospia, ne parliamo noi di ADUSBEF (ma questo non dovrebbe sorprendere).

Come è normale che sia, ci si aspettavano delle precisazioni, delle smentite: si parla tanto di trasparenza, l'ABI è in prima fila per riempirsi la bocca di questa parola, sia con il Governo (uscente, o entrante ha poca importanza) che con i suoi utenti, per poi scadere, in un modo o nell'altro sempre nei soliti sotterfugi o bisbigli. Stamattina, sul sito di Bankitalia, la notizia più recente è datata 13 maggio 2008 e di smentite al riguardo non se ne parla e, ovviamente, non se ne parlerà.

La trasparenza e la regolarità vengono intese dagli Istituti di Credito a senso unico. È l'utente che deve dimostrarsi trasparente. Banche e Fisco sono d'accordo su questo: che l'utente e contribuente dichiari tutto (come è giusto) e che paghi (soprattutto).

Si parla di evasione delle aziende private in Italia: gli imprenditori italiani fanno varie creste per il Fisco, che in un modo o nell'altro, deve punire preventivamente le suddette imprese. Anche le Banche sono aziende private, non scordiamocelo. Eppure non ricevono lo stesso trattamento delle altre. Vengono concessi sgravi e sconti e, soprattutto, varie libertà di azione o non azione che ad altri soggetti non possono e non devono essere garantiti.

Perché? Qui si riaffaccia lo spettro di concezioni che vedono proprio l'arrivo di Draghi a Bankitalia come il sintomo di una vendita dell'Italia alle Banche, e con queste, alle Banche straniere, proprio per le relazioni e gli incarichi con la famosa Goldman Sachs che viene nuovamente e a ragione citata dall'Espresso. Le privatizzazioni in Italia possono essere fatte risalire a questa "vendita presunta" (diciamo così) del nostro Paese al resto del mondo. Già la decisione di mettere Draghi sul piedistallo della Banca di Italia sarebbe stata prodromo di una spartizione internazionale del Bel Paese, in quanto la scelta era fra:

" Mario Draghi  (Banca Mondiale, gruppo Bilderberg, vice presidente della Goldman Sachs),  Mario Monti  (Bilderberg, appena "assunto" dalla Goldman Sachs),  Tommaso Padoa Schioppa  (Aspen Institute, Commissione Trilaterale, Bilderberg),  Domenico Siniscalco (RIIA, Royal Institute for International Affairs, il governo invisibile britannico),  Vittorio Grilli  (Aspen Institute),  Lamberto Dini  (ex vice presidente della BIS, la Banca per i Regolamenti Internazionali, Cavaliere di Gran Croce, Fondo Monetario Internazionale)"

 Per citare http://www.disinformazione.it/

Quindi, ci sarebbe da vedere dietro il lassismo nei confronti degli istituti di credito e la durezza nei confronti degli utenti, solo una transazione già avvenuta addirittura nell'ormai lontano 1992. Le Banche sono e rimangono dei soggetti privilegiati e diventa difficile evidenziare all'opinione pubblica le differenze di trattamento che avvengono fra questi erogatori di servizi e i loro clienti, finché non si rimane ingabbiati nei contorti meccanismi che questi Istituti mettono in atto. E quindi si capirebbero i "consigli" dell'ABI ai Governi, si capirebbe che le Banche dicano senza mezzi termini che non accetteranno mai di pagare delle tasse in più (proviamoci noi privati cittadini ad azzardarci a rifiutare di pagare una qualsiasi tassa: ci ritroveremo pignoramenti, fermi amministrativi o peggio ipoteche sulla casa). Si capirebbe che, se un cittadino dichiarasse troppo poco si ritroverebbe degli accertamenti da parte del fisco, mentre Draghi, che dichiara un imponibile di soli 162 euro, non è neppure tenuto a precisare alcunché nonostante ricopra una importante carica a livello nazionale.

Fanta-politica? Fanta-economia? Chi può rispondere?

Francesca Lippi

Ultimo aggiornamento ( giovedì 22 maggio 2008 )
 
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