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Su "Il Giornale" di mercoledì 14/09/2005, pagina 20,
economia, si legge il titolo: "BOND Argentina, arriva una tegola sui
risparmiatori" e sottotitolo: "Il tribunale di Milano dà ragione a Bpm:
non c'è obbligo di prospetto informativo se i titoli sono già stati
ceduti a investitori istituzionali".
Chiaramente,
per la mia carica di delegato ADUSBEF, mi sono precipitato a leggere
l'articolo a firma di RPar e le conclusioni che ne ho dedotto si
possono riassumere in due parole: "Adesso basta!"
In
una nazione ove i politici, sindacalisti, professoroni, tromboni di
ogni tipo e fazione sbandierano a tutto campo la parola Democrazia, e
poi di contro la cittadinanza è vittima di tutto ciò che è invece
indice di INDEMOCRATICITA' e INCIVILTA' come i soprusi, gli abusi di
potere, questa sentenza sembrerebbe sbattere i piccoli investitori in
quell'alea di sempre pagatori, di sempre condannati a perdere i proprio
risparmi senza ottenere giustizia alcuna: tutto ciò è a dir poco
VERGOGNOSO!
Mi sento in obbligo per la cittadinanza tutta di spiegare qualcosa.
Il
termine BOND significa OBBLIGAZIONE, e in campo finanziario, questa
operazione, determinata dal fatto che A ha bisogno di denaro e quindi
emette OBBLIGAZIONI ovvero BOND, che B e C (che sono investitori
istituzionali come i Gruppi Bancari), acquistano cedendo ad A denaro da
rimborsare secondo contratto e "foglio informativo riguardante le
caratteristiche dell'investimento".
A
garantisce B e C, non con pegni, bensì con titoli di tipo chirografario
alla stregua delle cambiali. Se avviene che A non è in grado di
restituire il credito vantato da B e C (che nel frattempo hanno formato
cartello), questi ultimi non riuscendo a cedere il credito ad altri
investitori istituzionali che non ritengono l'operazione vantaggiosa,
pensano di coinvolgere la cittadinanza, promettendo verbalmente ai
piccoli investitori guadagni da capogiro, arrivando addirittura, a chi
aveva sotto firmato un contratto di "Gestione Patrimoniale" a vendere
BOT e CCT, del tutto certi e sostituendoli con i BOND di A; tutto
questo senza rilasciare alcun prospetto informativo e consegnando ai
piccoli investitori solo carta straccia.
Ora
sembra strano che si affermi che detti piccoli investitori avrebbero
dovuto accettare il rimborso del 25% del capitale investito mentre B e
C (Banche), avendo ceduto il credito ai sensi della maledetta legge
sulla cartolarizzazione, non abbiano l'obbligo di avvertire gli
acquirenti del rischio.
Di fatto si è
riconosciuto a B e C (Banche che erano in conflitto di interessi) il
diritto di rientrare integralmente dei crediti vantati su A mentre ai
piccoli si affibbia l'obbligo di accontentarsi, senza aver guadagnato
nulla, del rimborso del solo 25% del Capitale investito. Tutto ciò a
solo vantaggio delle banche scaricando come al solito ogni perdita sui
piccoli investitori.
Ci si fa forti della
famigerata legge sulla cartolarizzazione che, riletta alla luce dei
fatti dà da pensare sulle reali intenzioni di chi a suo tempo l'ha
redatta o ispirata...
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