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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930: 

Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite però, come si è visto, da allora -  che sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali, i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.

(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic

In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità, fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.

Federico Lippi

PROBLEMI DA MAASTRICHT PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Lippi   
venerdì 30 marzo 2007

Si discute molto in televisione e si scrive sui giornali , di prezzi troppo alti, lievitati per colpa dell'introduzione dell'euro e per colpa del governo che non avrebbe saputo operare gli opportuni controlli sui prezzi, assegnando responsabilità a commercianti, già vittime di fornitori, grossisti e produttori, a loro volta vittime dei rincari petroliferi ed altro.

Ci si sofferma giustamente, sul "signoraggio", che potrebbe consentire il rientro per ogni cittadino di euro 87,00 l'anno, e non sarebbe poco, se si partisse dal 2001, altrimenti la cifra sarebbe irrisoria, visto che corrispondono a circa euro 0,24 al giorno.

Invece sarebbe più giusto che i cittadini sapessero finalmente cosa ha danneggiato "solo" noi Italiani, perché, e, possibilmente, sarebbe bene che chi può, ci spiegasse chi ne ha tratto vantaggio.

Bisogna ripartire dalla introduzione della moneta unica nominale europea, denominata ECU, che in Italia ha fatto tante vittime dal punto di vista economico, consentendo al Settore del Credito di entroitare per finanziamenti e per mutui, cosiddetti fondiari, che di fondiario non hanno in realtà più nulla, se non che un'etichetta, soldi a palate, perchè applicavano interessi anche sulla differenza di cambio.

L'ECU era costituito dalla media del valore di mercato delle monete dei Paesi partecipanti, tra cui Inghilterra, Norvegia, Svezia, Svizzera, ed altri che avevano le proprie monete molto potenti economicamente, per cui l' ECU acquistava periodicamente sempre più valore e subiva ben poche scese.

Nell' EURO, invece, non partecipano più i Paesi con moneta di gran valore, ma sono rimasti partecipanti pressoché solo quei Paesi le cui monete risultavano, diciamo, più correnti, come Germania ( 1 marco = 988 lire ), Francia ( 1 Nuovo Franco Francese = 254 lire ), eccetera.

Ora, mentre detti Paesi hanno rapportato con il TRATTATO DI MAASTRICHT la propria moneta al valore di cambio corrente suddetto, l'Italia, grazie a Prodi, fu l'unica a paragonare la lira al cambio dell' ECU, tanto è vero che numerose Banche, tre mesi prima della ratifica di detto Trattato, avevano applicato il valore di 1 euro = 1988,39 lire, sugli estratti conto inviati ai clienti, su indicazioni ABI, che, poi con la stipulazione del Trattato dovettero rettificare in 1936,27 lire.

Se Prodi avesse negoziato per il Suo Paese lo stesso cambio ottenuto dagli altri, i quali tutti, dopo la seconda guerra mondiale, hanno preso come base il valore del dollaro, asportando le monete di quei Paesi che partecipavano all'ECU, ed hanno scelto di non partecipare all' EURO, avremmo ottenuto che 1 euro avrebbe avuto il valore di £ 1208,16, cioè in pratica 2/3 del valore attuale.

Non sarebbe stata una differenza di poco conto: un vecchio stipendio di 2 milioni di lire, al cambio ottenuto dagli altri Paesi Europei, sarebbe stato pari ad euro 1655,41 e, non agli attuali euro 1032,91, il vantaggio sarebbe stato di euro 20,75 al giorno.

C'è da aggiungere, per esattezza, che a quel punto, anche se i commercianti, seguendo l'esempio delle nostre Banche, come di fatto è avvenuto, avessero automaticamente voluto tradurre le 1000 lire in 1' euro, avremmo avuto, come risultato che sarebbe stato 1 euro = 1200 lire, con notevole minor svantaggio rispetto a quanto è successo.

Purtroppo, anche il fatto che le prime a tradurre, IMMEDIATAMENTE, 1000 lire in un 1 euro, siano state proprio le Banche, che hanno passato le spese per operazione da lire 2500, ad euro 2,59, come sempre insensibili ai danni che procuravano e senza prenderne alcuna responsabilità, fa capire come gli oneri al Consumatore diventino vertiginosi ed insostenibili.

Chi si è giovato di tutto ciò? Certo non noi cittadini, ai quali non si pensa mai troppo.

Il discorso meriterebbe di essere approfondito: si dovrebbe parlare delle RISERVE AURE, quelle che l'Italia, negli anni passati indebitatasi, ha dovuto cedere come PEGNO per ottenere prestiti dall'estero, e principalmente dalla Germania.

Buona parte di quei debiti è stata restituita, ma le riserve auree non sono mai tornate indietro.

Si è invece avuto cura di promuovere la cancellazione a livello europeo del concetto di "riserva aurea", ovviamente tramite opportuna legislazione.

Un ultimo interrogativo, anche questo non di poco conto: quella differenza di valore di un terzo, che fine fa?

Ultimo aggiornamento ( venerdì 30 marzo 2007 )
 
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