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Come augurio a tutti i cittadini di raggiungere al più presto un
rapporto ottimale con il Settore del Credito, mi permetto di citare un
intervento del Prof. EINAUDI espresso nel lontano 1930:
Le Aziende di Credito esistenti in Italia non “paiono né
troppe né poche. Sono troppe tutte quelle casse e banche – ora assai diminuite
però, come si è visto, da allora - che
sono amministrate da asini, da ingordi, da dilettanti e da gente che vuol fare la
banca per amor del prossimo.
Sono poche in confronto delle alcune altre
migliaia di Banche che potrebbero utilmente lavorare in centri rurali,
i quali ora ne sono sprovvisti, in altri centri, dove esistono solo filiali di
grossi istituti affaccendate a pompar denari da rovesciare al centro e nelle
stesse grandi città, dove gli istituti esistenti non abbiano saputo rispondere
alle esigenze di ceti sociali pur bisognosi dell’aiuto della Banca”.
(EINAUDI, 1930)
Riportato nel Rapporto della
Commissione Economic
In questo secolo ci stiamo impattando contro le conseguenze proprio
di questa fattispecie, ormai giunta al massimo della macroscopicità,
fenomeno che nel 1930 sembrava cominciare a scomparire.
Federico Lippi
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BIAGI intervista GIUSEPPE FAVA |
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Scritto da Federico Lippi
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venerdì 02 novembre 2007 |
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Dal blog di Grillo riprendo questa intervista che Biagi fece a Giuseppe Fava, leggetela attentamente, come dice Grillo, è profetica.
Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore
di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa
si è ispirato?
Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io
ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del
regista svizzero. Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare".
Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I
mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi
stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono
banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della
nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire
mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua
piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo
esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è
molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia
Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?
Fava:
Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell'una e dell'altra parte.
Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che
abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.
Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?
Fava: Un uomo sì. C'è un abisso tra la mafia di vent'anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo
e, mi si perdoni il termine, sono stato l'unico ad avere l'onore di
intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole
"Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il
territorio di Mussomeli dove, da vent'anni, non c'era stato non dico un
omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c'era un furto,
tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia
mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza
straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava
tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo
politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente
che Russo spostasse quei voti non da un partito all'altro, ma anche
all'interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di
un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia
e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il
padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli
come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono
gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli
Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori
della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un'organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l'anno.
Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E' in
condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una
propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia
impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi.
Gli americani
contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia,
come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che
consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l'aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche:
lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle
banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese
siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.
Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?
Fava:
Io sono d'accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una
tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si
fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per
essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l'alibi personale e morale.
Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io
sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli
assassini erano sul palco delle autorità.
Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?
Fava:
Poter vivere dentro questa società. Ho letta un'intervista esemplare, a
quel signore di Torino che ha corrotto tutto l'ambiente politico
torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è
diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l'assenso del politico
e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società,
dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da
lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante,
orgogliosamente soli fino all'ultimo, ma 60 milioni di italiani non
potranno farlo.
Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?
Fava: A mio parere tutto parte dall'assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica,
in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che
elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se
stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che
possa anche solo diventare un professionista della politica.
Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della
politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede
l'abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 02 novembre 2007 )
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La Posta |
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Quesiti dei Giudici e ricalcolo degli interessi- Posizione anomala di alcuni CTU |
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Quando il Giudice dispone il ricalcolo degli interessi
passivi applicando la capitalizzazione semplice degli interessi, si intende che
debba applicarsi la capitalizzazione annuale o nessun tipo di capitalizzazione?
Grazie per l’attenzione.
Cordialità.
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La Posta |
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Quesiti dei Giudici e ricalcolo degli interessi- Posizione anomala di alcuni CTU |
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Quando il Giudice dispone il ricalcolo degli interessi
passivi applicando la capitalizzazione semplice degli interessi, si intende che
debba applicarsi la capitalizzazione annuale o nessun tipo di capitalizzazione?
Grazie per l’attenzione.
Cordialità.
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